Il mago M.

Il mago M., scritto da René Barjavel nel 1984, ultimo lavoro prima della sua scomparsa, è stato portato sui nostri scaffali per la prima volta da L’Orma editore, che si occuperà anche delle altre opere, come Sfacelo, pubblicata in passato da Urania.
L’ultima creatura di Barjavel, punto di riferimento della fantascienza francese e maestro di paradossi temporali, è stata definita non a torto uno dei migliori adattamenti della leggenda arturiana; Barjavel addomestica con un tocco ancora più fresco ma non privo di grandiosa epicità il ciclo bretone, mettendo al centro di tutti gli intricati fili delle vicende cavalleresche Merlino.

Merlino, il titolo non mente del resto, è qui davvero protagonista e non semplice figura ancillare; il mago mantiene tutte le sue caratteristiche e tutte le vicende del ciclo vengono narrate, ma il punto di vista de L’Enchanteur è essenziale.
Il mago M. ha una struttura episodica e infallibile, che crea un quadro d’insieme della vita di Artù ricco di pathos e meraviglia, affidandosi ovviamente al canone di Malory. Ma soprattutto, offre uno sguardo su un Merlino ancora più umano di come ci è già stata narrato in altre opere fantasy moderne. Merlino è colui che apre la strada ai prodigi e in egual misura a una profondissima malinconia.

Già in Malory il mago ha aspetti umani ed è soggetto al destino, malgrado la sua natura duale: nato da un’umana e un demone Merlino conserva questo aspetto ambiguo in tutte le narrazioni, da La morte di Artù in poi. Merlino è una presenza ambivalente: profetizza, crea, scompare. Ciò che rende la sua essenza ancora più inafferrabile è il fatto stesso che sia un profeta che si rende egli stesso partecipe degli eventi. Ma anche le sue assenze sono significative, così come sono necessari alcuni silenzi.
Merlino, da sempre, ignora o tace per far sì che la profezia si avveri. Questo cammino che riaffiora costantemente in superficie è evocato fin dall’inizio da Barjavel, quando mette Merlino di fronte a Viviana. Così ne Il mago M. Merlino non solo è volto della moderazione, salvatore di Artù e immancabile stratega, ma è innamorato e per questo la sua natura non è più solo duale ma frammentata in mille pezzi. Ogni scelta che il mago opera fa emergere davanti ai suoi occhi ombre del destino e possibilità mancate del presente.

Non per questo la grandiosità di Merlino è da meno. Profeta, veggente, il mago crea e distrugge.
Merlino per Barjavel si dimostra ancora una volta come il più immaginativo e sorprendente tra i mutaforma; anche questo aspetto contribuisce alla sua inaccessibilità. Qual è il vero aspetto di Merlino?
La dote anche per Barjavel è uno strumento volto a sdrammatizzare alcuni episodi, a sottolineare l’epicità di altri o vero e proprio strumento comunicativo. Nel ciclo Merlino mostra ad Artù la natura umana fingendosi prima adolescente e poi vecchio, così in Barjavel il mago usa la trasformazione per avvicinarsi a Viviana durante il loro primo incontro.

Sciolse lentamente la sua cintura verde e la lanciò dinnanzi a sé. Questa ondeggiò, volteggiò, formò un cerchio perfetto e cadde proprio in mezzo all’incrocio delle quattro strade, nel centro esatto della pianura. Era mezzogiorno. Merlino chiuse gli occhi, si portò le mani al viso e invocò le forze dell’aria, della terra, dell’acqua e del fuoco.”

I am a spirit, a word, a thing of air and darkness, and I can no more help what I am doing than a reed can help the wind of God blowing through it.”
The Crystal Cave ! Mary Stewart

Per Barjavel, come per Mary Stewart, Merlino è il ciclo bretone. Agente divino e intermediario tra i mondi, perché la magia è prima di tutto mediazione, adornato di perturbante è lui che porta nel ciclo quell’atmosfera unica che lo rende tale, che rende i cavalieri eroi. È Merlino che porta in scena il Graal. Ma Barjavel si spinge oltre, con i suoi episodi densi ma leggerissimi, alcuni da rileggere ancora e ancora.

Sul suo melo, Merlino aveva assistito a tutto quell’andirivieni senza preoccuparsi troppo. Si sa che il diavolo fa sempre tanto rumore per nulla. Per schiacciare una noce userebbe un maglio meccanico da mille tonnellate. Inutile aggiungere che di magli meccanici, a quei tempi, non se ne vedevano molti. Erano ancora tutti all’inferno.”

Il suo Merlino configura il ciclo come una storia corale. Un immaginario ormai definito ma, come riesce a dimostrare, ancora molto potente, complice una strada di cui mai non si riesce a vedere la fine, perché il Graal è prima di tutto possibilità, domande e per questo storie.


| Il mago M., René Barjavel (traduzione di Anna Scalpelli), 408 pagine, L’Orma editore
L’Orma editore


Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...