La gente per bene

Consigli spassionati.
Questo post è scritto in occasione del mese che l’#IndieBBBCafé passa in compagnia della casa editrice indipendente TerraRossa Edizioni.


Tutti i nodi vengono al pettine nel romanzo di Francesco DezioLa gente per bene (TerraRossa Edizioni), o almeno così sembra che debba accadere; così anche l’unica via di fuga, qualsiasi essa possa essere in un determinato momento, si rivelerà l’ennesimo folle giro di giostra. 

Francesco Dezio in Nicola Rubino è entrato in fabbrica aveva già messo in scena il disagio della crisi del mercato del lavoro, con una testimonianza sulla spietatezza e sulle impossibili vie di uscita che ci sono là fuori. 
La gente per bene non si allontana da questa tematica, ma assume contorni ibridi, con toni che vanno dall’autofiction, al reportage, alla sequela di ricordi che schiacciano il protagonista omonimo dell’autore, e trascinano con sé, nella consapevolezza, il lettore.
Il romanzo è connotato da una forte impronta regionale; i capannoni che si annullano nelle periferie delle città pugliesi, i luoghi di produzioni continua, e fin dall’inizio una famiglia che lo porta al collasso delle sicurezze e delle giuste scelte, compromettendo persino gli inizi.

“Ma i professori, seppur accertata la mia propensione al mondo delle arti, avendomi incasellato in una categoria sociale di livello infimo, mi indirizzarono verso studi tecnici.”

La storia di Francesco, dalle scuole interrotte e poi riprese fino ai lavori non retribuiti ricorda le avventure di un romanzo di formazione. Ma qui non c’è risoluzione, ma solo deflagrazione, in una narrazione che si nutre di ironia e frustrazione. 

“Passi il tempo così, ti lasci per strada la vita così, a inviare via email il curriculum. Non ti sei neppure accorto che le rotelline della sedia su cui stai seduto stanno incidendo il pavimento a forza di ruotare. Pure tu stai scavando, per vedere la luce in fondo al tunnel. Cammini in tondo per la stanza come i matti. Ascolti le pareti in cerca di risposte. Poi ti svacchi sul letto. Altro momento topico della tua esistenza da zombie che non conta niente perché privo di qualsiasi capacità d’acquisto.”

La gente per bene si inserisce nella nuova letteratura sul lavoro; da Ipotesi di una sconfitta di Giorgio Falco, dove regna l’impossibilità di un’evoluzione, a Le vite potenziali di Francesco Targhetta con le sue coscienze liquide e precarie. Un altro romanzo che si accosta alla storia di Dezio è Restiamo così quando ve ne andate di Cristò (anch’esso pubblicato da TerraRossa, già passato da queste parti). Se nel romanzo di Cristò la soluzione, o meglio lo specchio stesso del disagio lavorativo era celato tra le pareti di casa, nella cangiante dimensione del tempo, qui è chiaro quanto sia impossibile restare fermi. Basta fare qualcosa, qualsiasi cosa, per non sentirsi umiliati e soprattutto annullati.
Il precariato, la crisi dell’industria manifatturiera, le agenzie interinali, e in mezzo noi sempre mobili, sempre sbalzati dalla giostra del lavoro che si muove con un’energia folle e crudele, con una logica che rende il precariato una questione, ormai è chiaro, esistenziale. 

| La gente per bene, Francesco Dezio, TerraRossa Edizioni, 214 pagine
TerraRossa/Amazon

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