7

Consigli spassionati.
Questo post è scritto in occasione del mese che l’#IndieBBBCafé passa in compagnia della casa editrice indipendente NN Editore.


7 di Tristan Garcia (NN Editore) è un terreno minato, il crollo completo di tutte le certezze. Se a inizio lettura sembra non esserci niente di così straordinario, di fuori dall’ordinario, presto la situazione muta, perché non c’è niente in questi racconti che sia al proprio posto; molto probabilmente perché, alla fine, niente conta davvero.

tristan-garcia

In 7, come già in Faber (sempre NN Editore), è fortissimo il legame tra la finzione narrativa e la pura realtà delle cose, creando così una prepotente sensazione di inadeguatezza, contraddizione e inquietudine. In ognuno di questi sette racconti di stampo sci-fi è essenziale il legame tra narrazione e società, politica, tecnologia.
In ognuno di essi Garcia spinge all’estremo ogni possibilità; opzioni infinite per uscire dai confini e dalle regole del fare umano, dal pensiero standard, oltre la soglia di sicurezza, cercando comunque di offrire equilibrio e pace, di volgere tutto verso una soluzione. Per quanto le situazioni siano folli, strambe e precarie il racconto non vuole stravolgere la mente del lettore, vuole mutarla, portarla non a stupirsi, ma a comprendere cosa significhi davvero una possibilità del genere, una nuova accettazione.
Nel primo racconto L’Alice, una droga permette a chi ne fa uso di rivivere il sé stesso di molti anni prima, che sia l’adolescente o il trentenne, il ragazzino di diciotto anni che andò in vacanza con gli amici per la prima volta. Non si tratta di un viaggio nel tempo però, sarebbe troppo facile, né si tratta di avere un’allucinazione, ma di rivivere la propria coscienza del tempo passato. Tutto il pacchetto di ricordi e sensazioni viene rimesso in moto, come un salvataggio di un videogame. Si riparte da lì, per un tot di tempo. Permettere al protagonista di viaggiare nel tempo sarebbe stato semplice, ma qui si tratta di qualcosa di molto più straniante. Dove si trova, precisamente, quel sé di venti o trenta anni prima? È possibile conviverci?
In La rivoluzione permanente la realtà, qualsiasi essa sia, oscilla tra ciò che viene vissuto, e per questo creato, nel sonno o nella veglia, mentre Emisferi, forse il racconto più letale, è ambientato in un mondo dove ogni etnia, religione, stile di vita si è rinchiuso in grosse cupole isolate; lo scetticismo crea un vortice che annulla tutto quanto, perché tutto è reale e unico, ma allo stesso tempo non lo è.

“Mio padre aveva convinzioni abbastanza solide da entrare in un Emisfero, restarci due giorni, o anche tre, e uscirne. Ai nostri tempi, nessun universalista si avventura dentro per più di pochi minuti. E poi c’è sempre il rischio di essere trattenuti a forza.”
Emisferi

La mente è potente, modellatrice, ma la voce è laconica, il ritmo pacato, tutti i finali sono anticlimatici. La soluzione, quell’equilibrio finale che sembrava possibile se non addirittura radicato nel problema stesso, era tutto una finzione, o forse non lo era affatto. Semplicemente non c’è niente.
E il racconto finale, La settima, mette tutto in ordine, distruggendo una volta per tutte ciò che era stato postulato e facendo finalmente esplodere la mina su cui avevamo posato il piede a inizio lettura.
7 è la storia di un ciclo di vita morte e rinascita. Il suo protagonista conserva intatti i suoi ricordi per ogni nuova vita e nella sua storia sarà palese come l’equilibrio tanto agognato, e sempre ricercato con ogni mezzo, sia impossibile da trovare.
È 7 che causa il cortocircuito definitivo nel lettore. Si è messi in un angolo, senza alcuna possibilità di uscita, cosa che uno sci-fi dovrebbe sempre fare.
Esiste un’alterità capace di definire ciò che è il mondo se questa ogni volta si annulla e riparte da capo?
Questa coscienza che riparte da capo è sempre la stessa e se si continua a modificare una realtà che è sempre la stessa tutte le altre sono davvero accadute o no?

“«Cerchiamo di cambiare le cose, ma le cose resistono. Dovremmo romperle.»”
La settima

“Il resto sarebbe meglio che sparisse, perché il resto è brutto, e la dimostrazione contenuta nelle poche pagine seguenti deriva tutta la sua forza da un unico fatto: la storia è interamente vera, perché io me la sono inventata da capo a piedi”.
La schiuma dei giorni | Boris Vian

Se ci sono infinite realtà possibili forse non ne resta nessuna alla fine, forse sta tutto quanto nella storia, di come è stata raccontata e di come verrà narrata ancora, e questo è l’elemento più fantascientifico e distopico di tutti.


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