Talking about | Infestazioni, Lucenti

The attic is not haunting your head – your head is haunting the attic. 


Forme e articolazioni dell’orrore essenziali e perfette in Lucenti di Uduvicio Atanagi. Questo romanzo, nero, dal terrore vischioso, è il nuovo volume della collana Atropo di Eris Edizioni, dopo la pubblicazione di Challenger lo scorso anno avviene un’altra contaminazione, con un romanzo stavolta orrifico illustrato da AkaB.

Lucenti è una storia che comincia nelle campagne toscane negli anni ’90, con Mino, un ragazzino che incontriamo per la prima volta immerso nel fango, dove si rifugia spesso, dove “a volte si dimenticava di esistere”. Le bandierine che segnalano la presenza di un infestazione compaiono subito; c’è sicuramente qualcosa di strano, lì da qualche parte, in qualche pertugio sconsiderato o forse in piena luce. Le donne del paese pregano sommesse, fanno gli scongiuri quando vedono Mino, i suoi genitori non ci sono più, anche se la notte sogna sua madre, ma può arrivare il linchetto, o peggio, il diavolo.

Lucenti_AkaB 3

Così Lucenti mantiene la sua promessa verso l’orrore, con passi precisi, misurati, con un attenzione verso ogni crisma dell’oscurità.
Prima di tutto quelle che da altri sono state chiamate le vie del sangue sono un elemento essenziale nella storia di Atanagi. Una narrazione che infetta il tempo, un passato destinato a ripetersi, un loop di angoscia continuo, causato da una colpa, da una radice di sangue inestirpabile. Affiorano in superficie, un evento dopo l’altro, un tassello temporale da incastrare in un quando da ricostruire, maledizioni legate a un ambiguità morale, a un compromesso della famiglia Lucenti. Laddove un Lucenti compare viene segnato un vuoto sulla mappa dell’esistenza, una macchia sulla sua persona, che dovrà far fronte a una mutazione inevitabile.
Per questo compaiono voragini nel cammino di Mino, un percorso che dall’infanzia porta all’adolescenza in modo sconnesso, una corruzione che in parte lo aliena in parte lo porta a stringere rapporti che saranno letali nella loro funzione finale.

Lucenti_AkaB 1

La potenza del soprannaturale in Lucenti è legata ai rituali,  a un esoterismo che getta sulla campagna toscana quella tipica luce lattescente, serate profetiche, insieme a un dolore nero, un segno violento che compare nelle illustrazioni di AkaB.
C’è una credenza condivisa, collettiva, una promessa legata agli spiriti, alle mitologie, qualcosa che fa affidamento a dei feticci magici, una specie di feerie dei dannati.
Qualcosa di allucinato dovrà pur comparire, sempre.

“Avvicinandosi alla caverna il cacciatore ebbe la sensazione che Dio si fosse ritratto in una ritrazione che non lasciava però spazio alla sua esistenza. Era come se Dio finisse lì dove cominciava qualcos’altro, qualcosa di materiale, fatto di terra e di sangue, qualcosa che, se non era più antico, doveva essere almeno contemporaneo a Dio.”

Le manifestazioni sono quelle dell’orrore classico, tradizionale, una presenza terribile che sarà sempre riscontrabile, qualcosa che è lì fin dall’inizio. Come in un racconto di Lovecraft non c’è davvero cambiamento, la mutazione, quella vera, la trasformazione che deve avvenire è già avvenuta chissà quanto tempo fa, per dirla con altre parole: “You are either in possession of a very new human ability… or a very old one”.
Il lettore lo sa, e ciò che lo annienta durante la lettura non è tanto la presenza del male quanto il suo potere infinito.

“avvolto da un’ebbrezza triste e antichissima che lo copriva come un’ombra che cela il sole per dare vita a un nuovo sole, più opaco.”

In Lucenti l’orrore è semplicemente quello che è, uno stato delle cose, e si unisce a un’ossessione, una litania, che diventa paesaggio e poi obbiettivo finale.

| Lucenti, Uduvicio Atanagi (illustrato da AkaB), 200 pagine, Eris Edizioni
Eris/Amazon


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