Indie BBB Cafè | Edizioni Black Coffee, Il corpo che vuoi (Infestazioni)

Nuovo appuntamento in compagnia dell’#IndieBBBCafè! Passiamo il mese di novembre con Edizioni Black Coffee.
(Questo articolo si trova in Infestazioni) The attic is not haunting your head – your head is haunting the attic


Ecco in breve la trama de Il corpo che vuoi (You too can have a body like mine in originale) di Alexandra Kleeman: A. non riconosce più il suo corpo.
Tutto qua, esatto. A. vive una vita qualsiasi, in un sobborgo qualsiasi, con un’inquilina e un ragazzo qualsiasi. Ma ciò conta, ciò su cui poggia l’intero romanzo è questo punto di rottura: A. non riconosce più il suo corpo. Non lo trova, non lo riscontra all’interno della sua coscienza. Non lo riconosce più, perché forse una volta le era familiare. Adesso ciò che rimane è il suo confondersi spettrale nell’ombra della sua coinquilina B., il suo flebile riflesso in ciò che il suo ragazzo C. può raccontargli.
E Il corpo che vuoi è un romanzo potentissimo, di una violenza quasi tridimensionale nei confronti del suo lettore.

Corpo_grande

Due sono i temi su cui poggia il romanzo della Kleeman: l’alienazione e l’illusione (a cui fa da corollario il tema del doppio, il doppelgänger ).
Alienazione perché ne Il corpo che vuoi non c’è tempo nè punti di riferimento.
La vita di A. è un flusso continuo di eventi, custoditi in modo meticoloso sotto una pesante coltre di atemporalità. Non ci sono nomi e, sopratutto, non ci sono volti. Quando il suo corpo viene a mancare di conseguenza le identità altrui si annullano, i corpi vengono immediatamente censurati. I vicini di casa un giorno indossano dei lenzuoli con dei buchi per gli occhi e se ne vanno, abbandonando la loro casa e le loro vite di sempre. L’identità non manifesta è presente anche nelle mascotte del supermercato, mentre l’unica entità che mantiene un corpo, che si presenta ogni volt grottesco, surreale, iperplastico, è Kandy Kat, il simbolo pubblicitario delle Kandy Kake.

“Gli occhi di Kandy Kat si inumidiscono e si vede benissimo che è pieno di speranza, si capisce da comegli martella il cuore nella piccola cassa toracica. Una lingua rossa e asciutta gli rotola giù dalla bocca.”

Ad A. non manca solo il riconoscimento di un confine, manca il confine. Non può appoggiarsi a niente, e tutto ciò che le resta sono le Kandy Kake con il loro bagliore violento, ma non il messaggio pubblicitario stesso, bensì la maniera in cui la loro presenza infesta il guscio vuoto di A. L’atemporalità è evidente anche in questo: mancano elementi chiave che dovrebbero essere presenti, come il web; mancando l’identità manca la sua associazione diretta a qualcosa. Il corpo che vuoi è una parodia dell’insensatezza del cercare di comprendere qualcosa, ma è allo stesso tempo una distopia quasi orwelliana. Solo che il trucco, l’inganno, non è celato nell’uso del linguaggio, bensì nella percezione stessa che si ha del mondo. Da qualche parte l’anatomatizzazione deve passare: nell’ossessione stessa.
Così la grazie claustrofobica che affligge A. ricorda La schiuma dei giorni di Vian, ma ricorda anche il body horror di Cronenberg, ricorda Burroughs.

“E da questo momento in poi inizio a vedermi da fuori. Prendo due scatole vuote e mi dirigo verso la cassa. Chiedo aiuto a gran voce perché ne ho bisogno davvero. Qualcuno deve venirmi a riempire le scatole. Parlo con una cassiera e le chiedo come mai le confezioni di Kandy kake sono tutte vuote, cosa ne hanno fatto delle merendine?”
Il corpo che vuoi | Alexandra Kleeman
“Colin la strinse ancora più forte tra le braccia. Era tiepida e profumata. Una boccetta di profumo, che usciva da una scatola imbottita di bianco.”
La schiuma dei giorni | Boris Vian

Da qui il secondo tema del romanzo. L’illusione è la conseguenza diretta del comportamento di A. La realtà è tale solo se è possibile percepire gli altri, ma ciò significa una cosa sola: tutto è ripetuto all’infinito, tutto è la copia di una copia.
Tutto è finzione. Così anche gli scenari più familiari sono portati all’estremo, in una routine grottesca e irreale, una routine e un’abitudine che nascondono sempre e comunque una fascinazione, una componente ipnotica che spinge ancora una volta A. a chiedersi se davvero sia possibile. Si tratta di una scissione insidiosa, che ricorda Philip Dick ma ricorda anche Gombrowicz.

“Qui non si tratta solo di de-ricordare il compleanno di vostra moglie, ma la vostra intera vita, il vostro vecchio lavoro gli abiti che indossavate.”
Il corpo che vuoi | Alexandra Kleeman
“Molti sostengono di ricordare una vita passata, a io sostengo di ricordare un’altra, diversissima, vita presente. Che io sappia, nessuno ha mai affermato una cosa del genere, ma ho il sospetto di non essere l’unico ad aver fatto questa esperienza.”
Discorso di Philip Dick tenuto a Metz il 24 settembre 1977
“Niente di strano: l’eccessiva concentrazione su un unico oggetto porta alla distrazione, quell’unico oggetto nasconde tutto il resto; ma osservando un solo punto della mappa, sappiamo tuttavia che tutti gli altri ci sfuggono.”
Cosmo | Witold Gombrowicz

A. potrebbe essere la nemesi di Dorothy. Non ottiene quello che cerca, e quello che la circonda suona sempre irrimediabilmente errato, non conforme alla logica ed estraneo, sempre più estraneo, alla sua ricerca.

| Il corpo che vuoi, Alexandra Kleeman (traduzione Sara Reggiani), Edizioni Black     Coffee, 304 pagine
Black Coffee/Amazon


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