Indie BBB Cafè | Neo Edizioni, Mette Pioggia

Nuovo appuntamento in compagnia dell’#IndieBBBCafè! Passiamo il mese di ottobre con Neo Edizioni. 


La voce che sembra voler districarsi dal buio di Mette Pioggia di Gianni Tetti è quella di Arturo Zanon, unico che sembra accorgersi (o almeno cerca di accorgersi) che c’è qualcosa che non va. Mentre il caldo opprime la Sardegna la terra si tinge di nero.
Nel parlare dei romanzi di Tetti si finisce sempre qua; sulle tinte oscure, sul nero, nero ovunque, perché l’apocalisse si avvicina (qui la recensione di Grande Nudo).

Copertina-Mette-Pioggia-Gianni-Tetti-Neo-Edizioni
L’apocalisse di Tetti, anche in questo romanzo, è sopratutto epifania della malvagità dell’uomo. Ciò avviene con la messa in scena degli istinti e delle pulsioni peggiori degli abitanti di una piccola provincia sarda. In una settimana, nell’attesa della pioggia, ciascuno dei personaggi dimostra che sì, c’è sempre qualcosa di peggio, perché non c’è soluzione, i pezzi non vanno al loro posto. Che l’orrore sia reale o sintomo di follia gli abitanti, per quanto cerebrali, sono semplici pezzi di carne che sta andando a male. Il malessere che percepiscono non è un sintomo soprannaturale, è reale: stanno marcendo.

“L’odore delle carogne viene male da descrivere. Comunque la carogna è una delle cose peggiori che si può odorare. Insomma i cani sono cani e le carogne fanno schifo. E quindi è successo che questo cane del muto si è messo a scavare, ha trovato una carogna e si è sfregato per un paio di minuti.”

In Mette Pioggia sono vividi i mirabilia della violenza umana, tenuti insieme, o forse è più corretto dire che sono ottime fondamenta corrotte, dalla superstizione popolare (lo scirocco, il vento del diavolo, quell’attesa per la pioggia che muove le lancette dell’orologio dell’apocalisse) tant’è che si creano momenti di claustrofobia biblica.
C’è continuità tra incubo ed essere umano, e l’unica cosa che sembra poter rompere la maledizione, la dannazione, è il tempo. Ma ogni azione non ha conseguenza, perché il tempo stesso, per quanto appunto scandito dal passare dei giorni, non esiste già più. Il lettore lo sa bene.

E Tetti riesce a infastidire lo spettatore. È uno scrittore a cui non importa del suo lettore (e per questo forse a molti può risultare indigeribile), perché non lo inganna anzi, offre violenza senza limite e lo mette in difficoltà. È crudele e strafottente, promuove un’allucinazione orrifica piena di ingegno. Nel leggere Mette Pioggia, ma anche Grande Nudo, si ha la stessa sensazione che si può provare durante la visione di un film di Lars Von Trier; possibile spingersi così oltre? Possibile che la logica non riesca a penetrare il furore?
E con uno stile che poggia sulla paratassi, Tetti riesce a portare questa sensazione a un livello assordante, affidandosi completamente alla storia, alla sua atmosfera e alle sue tinte scure. Mette Pioggia racconta gli ultimi giorni dell’uomo, prima dell’apocalisse, o forse solo il meccanismo di estrazione della bestialità umana.

| Mette Pioggia, Gianni Tetti, Neo Edizioni, 208 pagine
Neo/Amazon

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