Talking about | Infestazioni, Grande Nudo

The attic is not haunting your head – your head is haunting the attic.


Grande Nudo di Gianni Tetti è un testo folle e senza tregua. Quando mi è stato raccontato come un romanzo apocalittico ambientato in Sardegna mi aspettavo sì qualcosa di potente e selvaggio, ma mai avrei pensato di trovarmi davanti un racconto meravigliosamente ossessionato, sporco e capace di un terrore capace di conquistare ogni senso durante la lettura. Nelle pagine si ha la stessa sensazione che si vive durante l’ora più calda della giornata, quando non c’è via di uscita.

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Grande Nudo è la storia del ritorno allo stato primordiale: gli uomini tornano a essere prede o cacciatori. In una Sardegna segnata da razzismo, attacchi terroristici, violenza immotivata, la terra sembra reagire e ribellarsi a chi l’ha infestata aprendosi in voragini o smuovendo un vento pestifero che porta con sé un nome capace di redimere gli uomini. Ma gli uomini non sanno ascoltare il vento. Prima ci sono gli attentati, e poi iniziano a fuggire i cani, i primi a cogliere i segni della caduta nell’oblio della razza umana. Si radunano in branchi e uccidono i loro stessi padroni se questi meritano la morte. In questa terra alla deriva, vittima della corruzione e della violenza emergono alcune figure che sono parti essenziali del un meccanismo di distruzione e rinascita che avviene in queste pagine.
Il ragazzo dagli occhi blu e suo zio, che diventerà il Majarzu, lo stregone capace di vedere, di togliere la pellicola opaca che ricopre i volti degli uomini, colui che dovrà guidare il nucleo della resistenza nella sopravvivenza, Don Casu, un prete senza fede, e Maria, la cui storia narra dell’orrore pulsante che vive nel cuore degli uomini.
Ogni capitolo svela azioni ineffabili, di una violenza viscerale, torrenziale; Gianni Tetti non ha alcuna pietà nei confronti del lettore. Se la violenza esiste, ed esiste perché esiste l’uomo, allora non ci sono confini percettibili, ma solo un vasto e immenso oceano di orrori. E quando la violenza genere solo altra violenza il quadro che ne risulta è statico. Cadaveri sotto ai letti, esseri umani segregati in casa che devono ricorrere al cannibalismo, madri rinchiuse in celle frigorifere in attesa di essere liberate. Tutto è fermo, e si ha l’impressione che il tempo non esista. Insieme all’inizio ex abrupto (con il racconto del primo tra gli attentati) ci fa pensare che questa apocalisse in corso in realtà ci sia sempre stata. E del resto solo due cose sono mobili in questo romanzo: il vento e i branchi dei cani che con i loro ripetuti attacchi alle città sembrano vagliare a che punto sia la caduta nella voragine dell’essere umano.
Oltre al tempo il luogo stesso in cui è ambientata la narrazione esiste ma allo stesso tempo sconfina in una deriva da orrore cosmico. Viene da chiedersi se quello che sta succedendo stia succedendo solo lì, in Sardegna, o se quella degli uomini è una colpa ancestrale e tutti i luoghi, tutti i tempi sono stati puniti.

“Siamo tutti superstiti. Siamo quello che è rimasto. Dopo le guerre, dopo gli attentati. Dopo i virus. Dopo la Grande depressione. Dopo la ripresa che ne ha ammazzato più di tutti.”

Ma le manifestazioni dell’apocalisse sono ben precise, ci sono tutti i segnali. Ma un’apocalisse moderna porta con sé gesti e epifanie contemporanee. Un’ultima battaglia si combatte abbarbicati sulle slot machines al bar, un sacrificio messianico avviene in diretta televisiva, e la verità rivelata sembra scritta come su un social network.

Lo scontro finale tra buoni e cattivi ricorda ovviamente L’ombra dello scorpione di King, con Flagg e la sua banda senza pietà da un lato e l’umanità pronta a riscattarsi dall’altro, ma con la differenza che nel romanzo di Tetti l’uomo è così egocentrico, così irrimediabilmente sconfitto in partenza che anche quelli buoni sembrano senza speranze. E se Randall Flagg è costretto a scomparire nel nulla il male di Tetti è invece radicato nell’azione stessa dell’essere umano, nel suo essere potenzialmente sempre violenza. I suoi personaggi possono essere quelli del Southern Gothic, con i suoi reverendi folli, e retietti ai margini della società. Ma laddove King o McCarthy con La strada, sono più mansueti Tetti non si risparmia sul gore, e Grande Nudo dona in certi momenti la stessa esperienza di un film splatter. Ricorda così anche il cinismo del Palahniuk migliore, quello di Ninna Nanna, che spera in una pulizia definitiva della razza umana.

“Speri che arrivi una guerra o un terremoto. Un’invasione di cavallette. Le cavallette o qualcosa tipo cani randagi pustolosi, rabbia e peste, che ci contagiano con un morso, ci contagino tutti. Le cavallette devono essere grandi. E i cani, molto feroci.”
Grande Nudo, Gianni Tetti
“Love didn’t grow very well in a place where there was only fear, just as plants didn’t grow very well in a place where it was always dark.”
The Stand, Stephen King
“There is no God and we are his prophets.”
The Road, Cormac McCarthy
“Imagine a plague you catch through your ears.”
Lullaby, Chuck Palahniuk

Ma sopratutto Grande Nudo è un romanzo che sembra uscire con prepotenza direttamente dalla terra, e la scrittura di Tetti sembra quasi incontrollata. L’autore stesso fa parte della storia e ne è consapevole: questa è la verità, scorretta, forse illeggibile, ma lo è. E tu lettore devi esserne consapevole. Con i suoi brevi periodi, la sua divisione in paragrafi, Tetti mostra che non c’è davvero niente alla fine. Senza punti di riferimento l’uomo torna ad essere un animale, e ciò che torna indietro è solo un orrore aberrante.

| Grande Nudo, Gianni Tetti, Neo Edizioni, 688 pagine
Neo/Amazon


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