Talking About | (k)Ink, Future Sex

(k)Ink nasce da un bisogno preciso: la voglia di parlare di sessualità, soprattutto nelle sue declinazioni meno convenzionali (riassunte nel termine kink, appunto), e di come queste vengano affrontate nei libri, nei film, nelle serie tv, e in tutti gli altri media cercando comunque i contenuti di qualità, in modo da introdurre all’argomento anche chi è alle prime armi e non sa dove posare lo sguardo. 


Di cosa parla Future Sex di Emily Witt in poche parole: di come viene espresso il desiderio sessuale oggi. Di cosa non parla? Ecco, non aspettatevi (come molti, mi pare di capire da alcune recensioni lette qua e là) di realtà virtuale, di macchine perfette che soddisferanno ogni vostro desiderio più recondito.
Emily Witt (giornalista per New Yorker e GQ,  solo alcune tra le diverse testate per le quali scrive) inizia la sua narrazione dal momento in cui “single, eterosessuale e femmina” trentenne si trasferisce a San Francisco in seguito a una rottura. Lì comincia a interrogarsi su come una giovane donna possa soddisfare i propri desideri sessuali, quali sono i luoghi, quali sono le possibilità.

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E le possibilità sono tante. Nel suo viaggio all’interno dei meccanismi e delle regole del sesso nel nuovo millennio la Witt ha a che fare con i pilastri portanti del cambiamento: gli incontri online, la pornografia, Chatturbate, la Meditazione Orgasmica.
Tutto parte comunque da San Francisco. Il cambiamento porta cambiamento. Un intero ventaglio di possibilità si apre. Persone, luoghi, una sorta di free love 2.0. Dopo Wilhem Reich è la tecnologia, con la sua immediatezza, la sua capacità di mettere in contatto più velocemente qualsiasi persona, con il suo potere di offrire un luogo protetto, un nuovo feticismo a praticamente chiunque, a stravolgere la quotidianità. E la Witt è Alice che si intrufola nella tana del Coniglio Bianco, in perenne esplorazione.
L’unico difetto è probabilmente il fatto che la sua non è una visione completa. Di certo non era possibile (a meno di non cadere nell’ovvio, cosa che questo romanzo non fa assolutamente) un quadro olistico di come viene vissuta la sessualità oggi. Ma la comunità LGBT non è quasi mai interrogata (viene solo menzionata), e spesso sembra si tratti semplicemente di elencare qualche divertimento concesso per noia (il capitolo Burning Man è a mio parere quello più fastidioso in effetti).

Tuttavia il punto è interrogarsi sul presente e sul futuro prossimo dell’esplorazione sessuale, su come l’intimità stia cambiando nel corso degli anni (la Witt si trasferisce a San Francisco proprio l’anno della creazione di Tinder). I cambiamenti sociali sono il fulcro attorno a cui ruotano i cambiamenti del linguaggio, e se cambia il linguaggio cambia di conseguenza l’approccio sessuale: approcci diversi, stimoli differenti, discrepanza tra ciò che si è oltre lo schermo e nella “vita reale”.

“Al telefono, confermò che nella vita reale non era sessualmente attiva, anche se era uscita con dei fidanzatini in passato e una volta si era esibita con la sua coinquilina su Chaturbate. Disse che a parte quelle esperienze, era casta, e che forse era «internet-sessuale».”

Quello dedicato al porno è sicuramente uno dei capitoli migliori. La Witt, dopo aver assistito alle risprese della Kink ed essersi interrogata su alcune personalità della pornografia arriva alla più semplice delle conclusioni: la pornografia non è narrazione. La pornografia è un linguaggio di eccitazione e stimolazione. E sopratutto non è perfetta. La pornografia è alla portata di chiunque, con i suoi corpi imperfetti e i suoi errori. Stesso discorso per il capitolo dedicato al Poliamore.

“Come lo spazio cosmico, la prospettiva dell’amore libero era sepre lì, gli esseri umani dovevano solo capire come renderlo ospitabile e compatibile con i propri bisogni.”

Ma ciò che rende questo romanzo imperdibile (parola che suona male, un po’ finta, ma è propri così) sono due cose: la qualità della scrittura della Witt e il taglio che è stato dato alla narrazione. Un rapporto dinamico esiste tra statistiche la biografia. Un equilibrio perfetto tra il memoir e l’occhio di un giornalista voyeur.
Ed è proprio questo il punto, perché la Witt sperimenta qualsiasi cosa si trovi ad analizzare per conto della sua ricerca, dalla meditazione orgasmica a un giro su Chaturbate, ma raramente trova qualcosa che le piace. C’è una continua tensione, narrativa e non solo, tra le esperienze sessuali offerte dal nuovo millennio e le regole autoimposte da una donna che non sa se quello che proverà le piace, e sopratutto, se è giusto farselo piacere. Altri romanzi che indagano questo aspetto della sessualità femminile si contano sulle dita di una mano. Certamente è da annoverare la raccolta Coming Out Like a Porn Star, una raccolta di saggi scritti da affermate porn performers. Ma si tratta di aneddoti e non di focus approfonditi. Per quanto riguarda la fiction Alissa Nutting con Tampa aveva messo in gioco una donna che era spinta da pulsioni complesse, ma la qualità della scrittura non era certo delle migliori.

“I found that sometimes it was a relief to do something unattractive in private, to confirm that I’m deeply flawed when so many others imagine me to be perfect.”
Tampa, Alissa Nutting
“Google appannava la distinzione tra la norma e l’anormale. Le risposte generate dai suoi algoritmi rassicuravano una persona sul fatto che al mondo ce n’era almeno un’altra che la pensava alla stessa maniera: non c’era motivo di sentirsi soli nei propri desideri aberranti perché nessun desiderio era aberrante.”
Future Sex, Emily Witt

Perché alla fine la tesi contenuta in Future Sex è una sola: con la sperimentazione non si rischia di perdere qualcosa. Il grande interrogativo che il desiderio sessuale nel nuovo millennio pone, ed è giusto che sia così, è uno soltanto: cosa fare della propria libertà personale?

| Future Sex, Emily Witt (traduzione Claudia Durastanti), Minimum Fax, 242 pagine
Minimum/Amazon


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