Indie BBB Café | Edizioni Sur, Carne Viva

Nuovo appuntamento in compagnia dell’#IndieBBBCafé! Passiamo il mese di maggio con Edizioni Sur.


Cominciate a camminare e allontanatevi poco a poco dal grande romanzo americano, dai contemporanei tristi e isterici (che a me piacciono, chiaro) che trovate sugli scaffali. Dirigetevi in Texas. Lì trovate Merritt Tierce che con il suo romanzo d’esordio Carne Viva (uscita che ha inaugurato la collana BIGSUR dedicata alla narrativa anglofona) si pone al lato opposto, cinica e senza filtri.
La storia di Marie non è una storia, ma sono tanti momenti, tante sequenze di una vita diretta verso l’annichilimento. Una cameriera diventata madre ancora minorenne, spinta per necessità quindi a trovare un lavoro che non aveva cercato, con una figlia concepita durante un volontariato in Messico, un marito che tradirà presto e dal quale divorzierà ancora prima.

carneviva

Non è una storia infatti, ma una racolta di turni infiniti, infiniti clienti in tutti quei ristoranti in cui Marie si ritrova a lavorare. Come innumerevoli sono gli uomini con cui ha del sesso occasionale, gli orgasmi, i loro nomi, la cocaina, gli occhi fissi sui vassoi di carne che deve presentare ai clienti, e altro sesso occasionale, vivido, senza pudore. Ed è proprio ciò che si trova nel linguaggio, dove l’artificiosità è portata allo zero, che rende il romanzo di Merritt Tierce diverso da qualsiasi altra cosa possiate afferrare in libreria. Nessun filtro e spietatezza, queste sono i termini chiave. Vi viene in mente Bret Easton Ellis? Molto bene, ma non ci siamo neanche vicini in questo caso. In Ellis la promiscuità, l’abuso di sostanze e la violenza rendono la narrazione allucinata, il narratore inaffidabile.
La cocaina di Ellis è l’heroin chic che un passo dopo conduce al grunge, i neon si illuminano per noia. Qui c’è solo uno squarcio sulla pagina, un occhio che fissa il lettore e che chiede “mi vedi anche tu?”.
C’è Marie con pessime scelte nel suo passato mentre continua a farne ancora, mentre continua a ridurre a pezzetti sé stessa, con gli uomini, con le ferite che si procura sempre più a fondo. E tutto questo accade in maniera imperturbabile.

“Mi chinai in avanti per tirar su il vassoio dal tavolo. Senza neanche vederlo sentivo che dietro di me c’era un altro cameriere, fermo ad aspettare che glielo passassi. Il vassoio pesava una decina di chili quindi dovetti bilanciarmi spostando un piede in avanti, e quando lo feci il chirurgo risalì con la mano lungo l’interno della coscia e mi infilò il pollice fra le labbra. Premette forte, come se per qualche motivo fino a quel momento potessi non essermi accorta di nulla.”

Tutto ti viene sbattuto in faccia in Carne Viva. Marie è una creatura notturna in una comunità notturna, dove è difficile andare avanti per una ragazza che rimane incinta, è difficile trovare sostegno, comprensione, ed è impossibile anche il presente dove i turni sono terribili, le persone anche peggio.

“Ogni volta che qualcuno dice non posso tenerti mi vedo cadere da uno strapiombo come la ragazza di Cliffhanger. Annuii, chiedendomi come mai Non posso tenerti è diventato il modo più comune per dire Ti licenzio. Sembra un gesto di gentilezza, quasi di misericordia. Rimettere in libertà un gatto inselvatichito dopo averlo catturato e sterilizzato.”

Perché c’è il ristorante, e si potrebbe quasi dire che Carne Viva rientra nella restaurant fiction tanto riesce l’autrice a incastrare così bene il suo personaggio in quell’ambiente, se non fosse che quello che conta sono semplicemente le scelte di Marie, con chi scopare, cosa dire, chi considerare. In questa modo la stessa maternità è un argomento che sì, è presente, ma non viene affrontato. Ciò che Marie conosce come amare non è amare.

Ma non era questione di piacere: era che alcuni tipi di dolore sono il perfetto antidoto per altri.

Oppure è amare in maniera diversa, senza però scendere in una qualche morale o cercando di forzare l’empatia del lettore. L’ambiente e i momenti sono la struttura di questo romanzo: ci sono le ustioni e gli spazi bui dietro gli angoli.

| Merritt Tierce (traduzione di Martina Testa), Edizioni Sur, 220 pagine
Sur/Amazon

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