Talking about |Infestazioni, La cosa marrone chiaro e altri racconti

The attic is not haunting your head – your head is haunting the attic.


Il primo impatto con la raccolta di Fritz Leiber pubblicata da Cliquot, La cosa marrone chiaro ed altri racconti, è stato folle e sicuramente ha fatto il suo dovere: ero terrorizzata. Sicuramente sono stata vittima della mia tremenda aracnofobia, e La villa del ragno (Spider Mansion nell’originale) punta sicuramente in una direzione che una come me eviterebbe senza pensarci due volte, ma soprattutto sono stata colpita dalla vividezza del racconto. La coppia che trova rifugio nella Villa, l’enigmatico padrone di casa, i rumori sospetti. I tòpoi della narrativa dell’orrore ci sono tutti, e tutti urlano al lettore, tutti colpiscono in pieno viso.
E trovare un autore capace di fare una cosa del genere per me è una festa.

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Alcuni dei racconti contenuti in La cosa marrone chiaro sono stati pubblicati da Leiber su Weird Tales durante gli anni ’40, un periodo dove a fargli compagnia c’erano altri nomi tra i quali Clark Ashton Smith, August Darleth e Robert Bloch. Leiber stesso aveva avuto un rapporto epistolare con Lovecraft e sicuramente ne ha colto la lezione. Leiber, come il buon vecchio Howard ha sollevato il sipario della realtà per svelarne i più arcani segreti e i più subdoli inganni.
Tuttavia Leiber, rispetto  Lovecraft ma anche rispetto ai suoi contemporanei, ha fatto il passo successivo. Ha collocato l’orrore in un ambiente ben preciso, un contesto enorme, certo, ma ricco di angoli dietro cui scovare un nuovo orripilante segreto: la modernità. Portando il primo piano la città quale covo del male Leiber apre la strada all’incubo urbano. La raccolta è in pratica un viaggio nell’orrore civilizzato del nuovo millennio, dove vecchi temi classici al gotico, come la casa infestata appunto in La villa del ragno o Il demone del cofanetto, vengono ripresi e modellati in chiave moderna. Nel primo caso inserendo un laboratorio nella villa maledetta: niente spettri quindi, ma brutti, bruttissimi esperimenti genetici, nel secondo caso nessuna virginal maiden ma una starlette hollywoodiana che a poco a poco scompare, letteralmente. A meno che non si parli dei lei il suo corpo perderà consistenza, fino a svanire completamente.
Un approccio ben diverso, più radicale, hanno racconti come Il Signor Bauer e gli atomi o La cosa marrone chiaro (prima stesura di ciò che diventerà poi il romanzo Nostra Signora delle tenebre). Il Signor Bauer e gli atomi conferma ciò che stavamo dicendo prima: l’orrore è nel presente, nella modernità, non si alza minaccioso dall’ignoto o da una maledizione antica. L’uomo è smarrito e impotente di fronte a ciò che lui stesso ha creato, del resto dall’orrore non può che nascere nuovo orrore.
Ed è La cosa marrone chiaro il cuore (e la meraviglia) della raccolta. Leiber come Lovecraft svela cosa l’ignaro uomo a passeggio non riesce a cogliere, ma come Shirley Jackson sa bene che sono l’uomo e la sua nevrosi che riescono a innescare l’orrore.

“E adesso sembrava che qualcosa si muovesse nell’oscurità lì ammassata. Difficile dire cosa. Forse uno o due di quei cani randagi della città, di quelli senza casa da generazioni. Forse qualche animale ancora più selvatico e riservato che non si è mai sottomesso alle regole degli uomini, ma che vive tra loro quasi inosservato. Forse ancora un uomo (o una donna) talmente immerso in uno stato selvaggio o psicotico da non aver bisogno di luci. O forse è soltanto il vento.” La cosa marrone chiaro | Fritz Leiber

“No, l’aspetto minaccioso del soprannaturale è che attacca la mente moderna dove è più debole, dove abbiamo rinunciato alla corazza protettiva della superstizione senza sostituirla con una difesa d’altro tipo. Nessuno di noi pensa razionalmente che sia stato un fantasma ad attraversare il giardino ieri notte, eppure di sicuro ieri notte a Hill House stava succedendo qualcosa, e il rifugio istintivo della mente – il dubbio – viene meno. Non possiamo dire: “È stata la mia immaginazione”, perché c’erano altre tre persone.” L’incubo di Hill House | Shirley Jackson

I luoghi e gli strumenti di tutti i giorni, i punti di riferimento cittadini, (la sempre presente antenna televisiva vicino a Corona Heights ne La cosa marrone chiaro), il caos, gli impulsi sessuali, tutto in questo racconto punta verso un’unica verità: il ventesimo secolo è un labirinto, una trappola, possono esserci le fondamenta di un male antico, certo, ma la struttura portante dell’orrore l’ha creata l’uomo stesso, e tutto questo apparato è diventato cosciente. La città è viva, ed è una minaccia, sono in agguato i paramentali, ovvero gli spiriti che si sollevano da forze inanimate. Questi principi di occultismo si uniscono alla biografia di finzione di Thibaut De Castries, autore di Megalopolimanzia e occultista à la Crowley che visse proprio a San Francisco.

“De Castries portò con sé solo un valigione nero pieno di copie del suo libro mal stampate, di cui non riusciva a vendere più copie di quanto Melville ne avesse vendute col suo Moby Dick, un cervello che pullulava di idee elettrizzanti, rifulgenti di una luce oscura, e (sostiene qualcuno) un’enorme pantera nera condotta al guinzaglio con una catena di argentone.”

Ed è questo che da forza alla narrazione di Leiber, non solo pone il lettore di fronte a un orrore tangibile, ma offre anche fonti e nuovi punti di contatto.

“Sono convinto che tutte le città moderne, e soprattutto quelle più recenti, prive di grazia e fortemente industrializzate, dovrebbero avere fantasmi.”

Nello stesso periodo Clark Ashton Smith inseriva una buona dose di esoterismo nelle sue storie, e Seabury Quinn indagava con il suo detective dell’occulto.
Ma Fritz Leiber si pone su un piano completamente diverso, lasciando indietro i miti di Chtulhu per inserire la paura laddove la razionalità potrebbe vincere, ma è lei stessa a ribellarsi. In una città che diventa senziente le paura più arcane dell’uomo prendono vita e sconfiggerle è possibile, forse, ma a costo di affrontare tutta, tutta quanta la realtà.

| Fritz Leiber (traduzione di Federico Cenci), Cliquot, 304 pagine
Cliquot Shop


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