Indie BBB Café |Eris Edizioni, Safari Honeymoon

Avevo letto tempo fa Safari Honeymoon, comprato appena uscito per Eris Edizioni. Ma dopo averlo letto di nuovo, dopo E così conoscerai l’universo e gli dei (di cui ho ciarlato qui la scorsa settimana) mi rendo conto che possiamo dire questo di Jesse Jacobs: così in cielo, così in terra.

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La trama di Safari Honeymoon in realtà è molto più semplice. Due sposini decidono di partecipare ad un Safari in un’assurda foresta, accompagnati da una guida che li sorveglia ventiquattrore su ventiquattro. In pratica, una tipica adventure tale. Ma la trama si srotola, si evolve, insieme alla flora e alla fauna che popolano questa giungla ipnotica, con avvenimenti ben precisi ed essenziali. Prima di tutto la comparsa di Winston, una creaturina piena di tentacoli che la donna salva dopo che la guida ha sterminato la madre e il resto della cucciolata, il salvataggio dell’uomo sempre per mano della guida, che estrae dal suo orecchio un parassita lungo fin troppi centimetri per il buon senso comune (sì, avete capito bene, e non è tutto, è entrato lì per un motivo ben preciso: “Non li indossate i vostri tappi anali?”), la comparsa di strani umanoidi dotati di antenne.

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Jesse Jacobs utilizza nuovamente una palette limitata, in questo caso a tre sfumature di verde, per puntare tutto sulle forme. Questo fumetto è anche una specie di volumetto di storia naturale, una piccola enciclopedia da portare con voi nel caso di una possibile gita in un luogo infestato dall’insensatezza, è un codex di fauna e flora da incubo, creature che, ovviamente, non possiamo fare a meno di guardare a bocca aperta. Alcune sono ostili, assurde e pericolose, tutte ridotte a un’essenza primitiva. E del resto questa è la chiave di lettura dell’opera molto probabilmente.

“Qualunque cosa prima o poi si riduce al suo stato più primitivo.”

Tuttavia non tutte sono necessariamente pronte ad attaccare l’essere umano. La giungla nasconde anche quegli umanoidi bizzarri e sorridenti che la guida odia con tutta sé stessa, offre viste spettacolari e lussureggianti giardini. In ogni caso comunque non si è mai pronti a scoprire cosa si nasconda dietro l’angolo, e l’esperienza diventa straniante per il lettore stesso. Il safari non è nient’altro che una prova di sopravvivenza, una gara tra uomo e natura, senza alcuna regola. Il nonsense di Jacob è ben radicato, nelle creature della giungla, certo, ma anche nelle azioni degli uomini, nello svolgersi della storia stessa. Non mi sento di esagerare nel paragonare alcuni momenti a scene à la Cornellà. L’immaginario folle e grottesco, l’insensatezza vissuta dai protagonisti (meravigliose le sacche di disordine temporale) offrono un’esperienza quasi claustrofobica. L’animo da cartoonist di Jacobs (ricordiamoci sempre che ha lavorato a quel gioiellino tremendamente disturbante che è Adventure Time) è in quest’opera più che mai evidente, la sua immaginazione è senza confini, e sopratutto riesce a cogliere l’insolito laddove non potrebbe mai esserci.

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I cicli naturali di decadimento e rigenerazione si arricchiscono di dettagli voraci mentre  si affiancano alla sopravvivenza dei tre personaggi. Per quanto i tre uomini non siano così ovvi, e le loro personalità ben definite, rispondendo a caratteristiche completamente opposte da ciò che ci si aspetta (una tra tutte le guida che invece di rispondere a un sano interesse nei confronti della natura la distrugge e la odia con tutto sé stesso), comunque sia la specie umana è piatta, quasi informe, goffa, rispetto a ciò che la circonda. Le creature di Jacobs sono incastrate in labirinti, fanno parte di un pattern infinito: weirdness è la parola che regna sovrana. E la narrazione si completa con pagine da ventiquattro riquadri, ognuno dei quali ospita una nuova forma di vita, pronta a mostrarsi, o altre che sono nient’altro che splash page dove si viene avvertiti da un essere ben più saggio dell’uomo. Pagine che sono il vademecum di chi, prima o poi, si perderà senza ombra di dubbio.

“Nella luce cresce una foresta talmente fitta e vasta che la sua esistenza non può essere contenuta nel mondo fisico.”

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