Indie BBB Café |Eris Edizioni, E così conoscerai l’universo e gli dei

Tohu wa bohu è il termine che nella Genesi indica il momento precedente all’intervento divino, quando l’unica cosa “presente” è il vuoto. Tohu è il deserto, la mancanza di materia, Bohu il nulla, il silenzio. Questa follia informe viene spezzata dalla creazione, ma è allo stesso tempo, nel suo essere niente, infinita possibilità di scelta e di forme, vuoto promettente di vita, del resto solo il nulla è capace di contenere tutto quanto sia immaginabile.
E si apre con un vuoto ricco di possibilità anche E così conoscerai l’universo e gli dei di Jesse Jacobs, dove l’autore narra  la sua personale cosmogonia visionaria, operando lui stesso una duplice creazione: prima di tutto trasfigurando nelle sue forme bizzarre l’universo, nella sua Genesi biblica e allo stesso tempo come Big Bang, in secondo luogo inserendo la storia delle tre divinità che operano nel caos primordiale, presentate appunto in questo epilogo dove il cosmo anarchico riempie la pagina.
Ablavar, Blorax e Zantek  sono tre titani cosmici che rispondono alle richieste di un consigliere, un neonato gigante dallo sguardo vacuo, che cerca di regolare il piano secondo il quale deve essere creata la vita.  La creazione di Jacobs inizia così, con tre divinità che  nella gerarchia della creazione sono nient’altro che tre semplici studenti che presentano i loro progetti. Spiccano quello di Zantek, interessato alla manipolazione del silicio, e quello di Ablavar, che si diverte con forme al carbonio. Quest’ultimo presenta con entusiasmo (e una dolcezza che ha poco a che fare con l’etichetta divina) la sua nuova creazione.
“Loro mi piace chiamarli dinosauri.”

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Così si alternano gli episodi nel vuoto cosmico, a quelli invece ambientati su una terra ai suoi primi inizi, con la prima donna sul pianeta che accudisce un uomo spaventato dal vento e dal tuono, alle prese con tutto ciò che gli sta intorno. Ma l’irruzione dell’essere dal nulla a opera degli dei comporta sempre una teomachia. E mentre Blorax, la terza divinità si diverte (ingenuamente?) con “una struttura microbica”, riempiendo la pagina di forme tentacolari, Zantek invidioso del successo a suo parere immeritato di Ablavar si prepara a distruggere le sue creature, seminando il panico e corrompendole poco a poco. Si nasconde sulla terra, distrugge le sue creature, disprezza l’uomo e allo stesso tempo si finge loro compagno, insinuando nuove folli idee. Zantek è l’anti-evoluzione, e allo stesso tempo il Trickster, il Diavolo, nella sua forma di Tentatore e di Carnefice. Così le creature al carbonio di Ablavar vengono corrotte dalla carne, che Zantek offre loro, allontanandoli dalla comprensione più pura e spingendoli alla violenza.

Così i temi biblici in una forma folle e grottesca si accompagnano alle operazioni di creazione e distruzione che avvengono nello spazio più remoto, dove proliferano organismi alieni, e dove si intravedono pianeti lontani. Ma Jesse Jacobs inserisce anche le forme più simboliche e mistiche nella sua narrazione. Particelle e forme tentacolari che Lovecraft non avrebbe esitato a definite eldritch si uniscono al cubo e al cerchio, mentre episodio dopo episodio un trono geometrico diventa uomo. Figure primordiali, sintomi dell’immaterialità divina, e della percezione che ha l’uomo verso l’infinito che l’autore è riuscito a inserire in una storia  lontana anni luce dalla Genesi e allo stesso tempo terribilmente vicina, con le sue creature costrette a strisciare via, a correre lontano, a distogliere la vista da orrori indicibili e da entità potentissime.

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Il talento di Jesse Jacobs sta sopratutto nell’offrire al suo lettore non solo una storia unica, ma anche un’esperienza  visiva e allo stesso tempo incredibilmente tattile. L’organicità delle creature che popolano il vuoto è vivida e potente, sia che si parli di minuscoli organismi che fluttuano lontano sia che si tratti dei primi due bambini che popolano la terra. Come in Safari Honeymoon la palette è limitata a pochi colori, che riescono comunque a trasmettere la meraviglia, la brutalità e la materia, donano vita alle creature grottesche e bizzarre che popolano l’universo, riuscendo in tal modo a creare una narrazione che si regge su forme surreali, forme che prendono vita nella pagine, srotolandosi per poi avvolgersi di nuovo, svelando nuovi incastri e infinite proporzioni.

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E questa visione lucida e folle allo stesso tempo è qui unita alla storia di una creazione che, al contrario di ciò che dovrebbe fare normalmente, non porta ordine né tanto meno poggia le basi di una legge che dovrebbe regolare l’armonia. La cosmogonia di Jacobs è una follia, una caduta che si perde nell’immaginazione. Le dimensioni sono infinite, così come le creature che si nascondono sulla terra, terribili sono le azioni che compiono gli uomini con divinità fin troppo empatiche, ed entità superiori che si arricchiscono pagina dopo pagina di nuovi dettagli che il lettore riesce quasi a toccare con le proprie mani.
L’universo sembra molto lontano, ma in realtà si trova vicinissimo all’uomo.

| Jesse Jacobs, Eris Edizioni, pp. 84,
Eris Edizioni/Amazon

 

 

 

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