Consigli | montagne e radici

Quando viene pubblicato un nuovo lavoro di Amélie Fléchais è impossibile starsene con le mani in mano. Dopo Lupetto Rosso e Il Sentiero Smarrito non affidarsi all’autrice francese sarebbe un’autentica follia. Il suo talento nell’accompagnare il lettore in un mondo surreale dove si è leggerissimi, un mondo dove perdersi è la cosa più semplice del mondo e lo si fa anche volentieri, è unico. Ne L’Uomo Montagna viene affiancata nella sceneggiatura da Séverine Gauthier, di cui vi invito a cercare Haïda (storia che spero riesca ad arrivare anche qui da noi, Tunué dico a te!) e Garance, due lavori che come quelle di Amelie Flechais giocano con microcosmi meravigliosi. 
Il risultato del loro lavoro insieme è una nuova opera incantevole e delicata.
L’uomo montagna è la storia di un nonno che, appesantito dalle montagne che gli sono cresciute sulla schiena dopo i suoi innumerevoli viaggi, non riesce più a muoversi, e del suo nipotino, un bambino che ancora non ha nessuna montagna sul suo corpo, e che decide di partire alla ricerca del vento più forte che c’è, per far smuovere suo nonno per poterlo accompagnare poi in un nuovo viaggio. 




La storia, così come i precedenti lavori dell’autrice, contamina il racconto con degli aspetti favolistici. Il bambino affronterà un percorso ben preciso, un percorso da tracciare su mappa, incontrando diversi personaggi ognuno dei quali donerà lui un insegnamento. Tre personaggi, tre aiutanti, e una morale sottintesa. 
Ma rispetto a Il Sentiero Smarrito dove la natura era una componente mistica e selvaggia e aveva quasi una funzione scenografica in questo caso è invece protagonista. I tre personaggi che il bambino incontrerà saranno del resto un albero che gli insegnerà il valore della parola casa, dei sassi che sapranno sorprenderlo con il loro rotolare insieme, condividendo ciò che provano (sennò che senso avrebbe rotolare?) e il saggio re degli stambecchi. Ognuno di loro offrirà al bambino il suo punto di vista e lo porterà a completare così il suo percorso, arrivando così alla montagna più alta di tutte dove incontrerà il vento. 
L’uomo montagna è il racconto di come si possa, e come sia difficile in parte, affrontare e comprendere il percorso di una vita, una riflessione sul senso più profondo del significato della parola viaggio. 
Le radici e le montagne sono ciò che il bambino scoprirà di aver sempre avuto, ciò che avrà sempre, l’accettazione e la condivisione di tutto quello che si incontra durante ogni lungo viaggio o semplice percorso.



Il linguaggio degli autori è dolce, la narrazione armoniosa e suggestiva. La natura è vivida nei suoi colori più puri e onirici, quelli che illuminano le favole più sincere. Quando insomma la parola incanto non è usata a caso. 

Séverine Gauthier e Amélie Fléchais, Tunué, pp. 56, 
  Tunué/Amazon



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