Indie BBB Café | CasaSirio Editore, Mucho Mojo Club

– Che facciamo ora Bob?
Ecco, possiamo cominciare a parlare di Mucho Mojo Club a partire da qui. Perché sta tutto qui dentro. Una raccolta di undici autori cattivissimi, stelle oscure del thriller internazionale.
Chiedere a Bob cosa facciamo ora ci catapulta in un universo sporco, malandato, corrotto e crudele. Lo abbiamo davanti Bob mentre consulta un taccuino cercando di capire come risolvere un terribile omicidio.

Perché quello che conta è proprio questo, l’atmosfera. Se non ci cadete dentro a questi racconti, se non siete capaci di farvi bendare e abbandonare in una strada deserta lasciate perdere. Ma non sapete quello che vi perdete.
Fuga continua di Jeremy Robert Johnson vale da solo il biglietto (autore che io non conoscevo, e che adesso voglio recuperare tutto, tutto, perché dio mio!).
Un racconto potente e sublime, perfetto fino all’ultima dolorosa scoperta. Tutto è sbagliato, e va bene così. Johnson è l’evoluzione della cattiveria di Palahniuk a mio parere, e questo lo rende un autore da divorare in una nottata.
“Una notte ti sei trasformato in una creatura inquietante, sei strisciato nel suo appartamento quando sapevi che stava per iniziare il suo turno al Sassy’s Bar. Ormai eri un esperto nello scavalcare le finestre, il caldo estivo le faceva tenere aperte a tutti. Ti è sembrato che ci vivesse appena lì dentro, se si escludevano il suo futon disfatto e l’esplosione di vestiti dappertutto. Hai lanciato due paia di mutandine nel tuo CamelBak e sei corso a casa per il festival delle seghe epiche. Hai stretto il perizoma di pizzo giallo alla base del cazzo; poi hai annusato il paio di cotone blu e te lo sei sbattuto fino allo sfinimento. Non sei mai rimasto a corto di fantasie – le tue preferite riguardavano lei che si introduceva nelle case con te, violando ogni stanza.”

Poi c’è Jenny di James Oswald, racconto che fa parte della serie dell’Ispettore McLean ambientata a Edimburgo. Una narrazione di una precisione incorruttibile. Bisogna saper tenere il fiato per molto tempo però, siete avvertiti.
Leggere Mucho Mojo Club è un’esperienza potente, vivida. È una raccolta costruita in modo tale da voler costringervi a smettere di leggere però no, non potete proprio farne a meno.
Se Orwell in Decline of the english murder rammenta che il crimine perfetto è quello costruito su una base sociale, causato dalla vostra scorretta posizione in un microcosmo ben definito, dal caos famigliare, dall’adulterio, leggendo questi racconti sarebbe stato più che soddisfatto, da Jenny a Favori di Jon Clifford.
È possibile costruire luoghi affascinanti perché perduti, luoghi che mai avreste potuto conoscere sotto quella luce malsana.
E fu così che dalla mia immaginazione, e grazie ai racconti di Billy e alle esplorazioni in sua compagnia, sorse un’altra città, più concreta e vivida di quella che credevo di conoscere: una città oscura. Una città di reietti che riluceva d’una maestosità guasta: un’architettura della sconfitta di gran lunga più monumentale del brulicante triangolo di negozi e uffici accatastati tra le stazioni ferroviarie e inconsapevolmente lambito dalla grandiosità del suo passato. (La fuga di Billy Micklehurst, Tim Willocks)
Ma si può anche scivolare lentamente nel male, nell’ignoto (perché in fondo si tratta anche di questo no? Di perdersi è basta, senza voler ritrovare l’uscita), per questo in fondo alla raccolta si trova quello che è molto probabilmente il vero momento di terrore, quello originale e completamente puro: Il sangue dell’agnello di Jon Connelly.
Quindi fatevi abbandonare per strada, entrate in un edificio poco raccomandabile, non temete il buio. Ci sono un sacco di cose che si nascondono lì dentro.

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