For whom the Jingle Bell tools | Natale Fantasy

In occasione di questa caotica e infingarda festività chiamata Natale noi del Book Bloggers Blabbering abbiamo deciso di fare un mini calendario dell’avvento, o meglio, un countdown verso il panettone incombente e il pacchetto incartato male, parlandovi di libri che noi ci portiamo dietro volentieri durante questo periodo.

Per me il Natale vuol dire due cose: fantasy e horror. Ma se devo scegliere tra i due mi rendo conto che un Natale senza una lettura, o ancora meglio una rilettura, fantasy non ha lo stesso sapore. Il punto è questo: il Natale mi è un po’ indigesto. Però ammettiamolo, è necessario. E nel fantasy, in qualsiasi sua declinazione possibile, il Natale è comunque presente. Trasfigurato, più o meno tradizionale, ma c’è. Rifugiarsi nell’atmosfera natalizia di un libro del genere è a mio parere molto più confortevole che sorbirsi il via vai natalizio che affolla casa. Questo perché stiamo parlando di una tradizione così radicata che trovo sfogo in numerosi miti e leggende. Così nella Contea si festeggia Yule e nelle terre di Narnia è possibile incontrare Babbo Natale. Per non parlare poi del fatto che anche nel mondo magico il Natale è un momento di incontro e festa, non solo una semplice festa babbana.
Il Natale è sinonimo di attesa e fiducia, ed è sintomo del bisogno umano di certezze create a puntino.

E credo di aver letto il vero libro di Natale proprio quest’anno. Perché il 2016 è stato anche l’anno in cui mi sono imbarcata in una sfida non proprio leggera: recuperare tutta la serie Discworld di Terry Pratchett. Stiamo parlando di quarantuno libri ambientati appunto nel Mondo Disco, luogo situato sul guscio di un’immensa tartaruga che procede lenta nell’universo, sostenuta a sua volta da quattro immensi elefanti.
Mi auguro che la situazione sia abbastanza chiara.
Il Mondo Disco è popolato da diverse creature, maghi, semplici umani, ladri, assassini, alberi parlanti, druidi, draghi, troll, e molte altre ancora. E tutte hanno una cosa in comune. L’ultimo giorno dell’anno, The Hogswatchnight (la Notte della Posta al Maiale) attendono l’arrivo di Hogfather: Papà Maiale.
Quindi quale libro migliore di The Hogfather appunto da leggere in questo periodo per portarmi avanti nella mia tabella di marcia del Mondo Disco? E posso subito dirvi una cosa: questo libro mi ha praticamente distrutto il cuore.

Hogfather fa parte del ciclo Discworld dedicato al personaggio Death. Morte, insomma, uno scheletro parecchio alto, cappuccio e falce. immagino abbiate presente il tipo (o forse no, perché Morte è il personaggio più bello del Mondo Disco credo).
La situazione in cui Morte si trova coinvolto è questa. I Revisori della realtà, creature guardiane dello spazio e del tempo, decidono di eliminare Hogfather. Richiedono i servizi della Gilda degli Assassini per sbrigare il lavoro, e la missione viene affidata all’assassino più psicopatico tra tutti ovviamente. “Mister Teatime does not see the world in quite the same way as other people.”
Ma niente è mai così semplice in un libro di Pratchett dove un immenso cast di personaggi viene messo in gioco, così da ritrovarsi alla fine tutti insieme in modo che il lettore possa sbattere la testa contro il muro piangendo e ridendo contemporaneamente (non scherzo).
I POV principali sono tre: quello di Teatime che cerca di portare a termine il suo lavoro ovviamente, quello di Morte che si fa carico del lavoro di Hogfather in modo che i bambini possano ugualmente ricevere i regali, apparendo in pubblico per tenere vivo il old belief muscle (esatto Morte, con tanto di barba finta e maggiordomo Albert come aiutante guida una slitta trainata da maiali) e infine il POV di Susan, la nipote di Morte, che si mette a investigare sulla misteriosa scomparsa del fat man.

Ora tutti questi personaggi vanno incontro durante la Hogswatchnight a un processo interiore comune: si ritrovano a mettere in discussione ciò in cui credono.
Teatime che semplice distruttore non riesce a capire appieno i complessi meccanismi della mente umana e Morte che al contrario ci prova con tutto sé stesso, diventando assurdamente creatrice di fiducia e speranza. E Susan che si trova in un limbo in cui non vuole credere, vuole solo cose normali, una vita normale, nonostante, avendo dei geni un po’ particolari, sia in grado di vedere tutte le creature impossibili che infestano il Mondo Disco. Dai bogeymen alla Fatina dei denti.
Tutti e tre devono fare i conti con una cosa semplicissima: comprendere il bisogno umano di credere in qualcosa. Ed è questo il motivo per cui Hogfather deve essere salvato.
Le tradizioni hanno radici antiche, primordiali. “But it was much earlier even than that when most people forgot that the very oldest stories are, sooner or later, about blood.”
E Hogfather è una divinità che un tempo si occupava semplicemente di far sorgere il sole, o almeno, questo era il lavoro che l’umanità agli albori gli aveva assegnato, ma poi, passando il tempo e di conseguenza le necessità umane, si è ritrovato a portar doni ricevendo in cambio sherry e pork pie. Old gods, new jobs spiega Morte.
Hogfather è la personificazione antropomorfica del Natale e l’uomo è una creatura mitopoietica, ovvero “Means we make things up as we go along.”

Terry Pratchett riesce a dissacrare completamente la tradizione natalizia e al contempo portarla all’apoteosi, insieme ai bogeymen e ai disegni che facciamo da bambini, quelli dove il cielo è solo una riga azzurra in cima alla pagina.
“TRICKERY WITH WORDS IS WHERE HUMANS LIVE.”
E il bisogno di credere in qualcosa di irreale è ciò che ci rende così imperfettamente umani. Ci rende creatori, ci rende qualcosa di molto più speciale, malgrado molto più fragile, di creature senza cuore come i Regolatori, che non riescono a concepire nient’altro se non il niente assoluto. Quindi come possono tollerare la fiducia che la razza umana pone nell’universo? E quindi come possono concepire l’immaginazione, e molto probabilmente lo stesso conforto che provo io a leggere un libro fantasy sotto le feste?
La conversazione finale tra Morte e Susan è qui sotto, non è uno spoiler e io vi consiglio di leggerla, stamparla e attaccarla all’albero di Natale, ma vi assicuro che leggerla alla fine di questo libro, una cinica celebrazione del Natale, è qualcosa di ancor più meravigliosamente doloroso.

“All right,” said Susan. “I’m not stupid. You’re saying humans need… fantasies to make life bearable.

“REALLY? AS IF IT WAS SOME KIND OF PINK PILL? NO. HUMANS NEED FANTASY TO BE HUMAN. TO BE THE PLACE WHERE THE FALLING ANGEL MEETS THE RISING APE.
“Tooth fairies? Hogfathers? Little—”
YES. AS PRACTICE. YOU HAVE TO START OUT LEARNING TO BELIEVE THE LITTLE LIES.
“So we can believe the big ones?”
YES. JUSTICE. MERCY. DUTY. THAT SORT OF THING.
“They’re not the same at all!”
YOU THINK SO? THEN TAKE THE UNIVERSE AND GRIND IT DOWN TO THE FINEST POWDER AND SIEVE IT THROUGH THE FINEST SIEVE AND THEN SHOW ME ONE ATOM OF JUSTICE, ONE MOLECULE OF MERCY. AND YET—Death waved a hand. AND YET YOU ACT AS IF THERE IS SOME IDEAL ORDER IN THE WORLD, AS IF THERE IS SOME…SOME RIGHTNESS IN THE UNIVERSE BY WHICH IT MAY BE JUDGED.
“Yes, but people have got to believe that, or what’s the point—”
MY POINT EXACTLY.”

We wih you a #BBB Christmas!
Qui il calendario degli altri post natalizi:

domenica 18: a clacca piace leggere, il Natale tra cliché degli shoujo manga
lunedì 19: Appunti di una lettrice, il Natale nei libri per bambini
martedì 20: Letture sconclusionate, il Natale tra riletture e odio
mercoledì 21: Paper Moon, il Natale nel fantasy
giovedì 22: LibrAngolo Acuto, il Natale nei romance
venerdì 23: Il giro del mondo attraverso i libri, il Natale nei romanzi gialli

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