Talking about | Il paradiso degli animali, famiglie

Potremmo partire da un concetto semplicissimo, ovvero, Il paradiso degli animali (David James Poissant, NNEditore), è anche il paradiso degli uomini? No, chiaro che no.
La raccolta trae il titolo da una poesia omonima di James Dickey.
“At the cycle’s center,
They tremble, they walk
Under the tree,
They fall, they are torn,
They rise, they walk again.”

Gli animali a differenza degli esseri umani sono capaci di cadere e rialzarsi, senza alcun timore. E in questi sedici racconti alcuni tra questi uomini alla fine ci riescono per l’appunto, altri non ce la fanno. Crollano a terra, in realtà senza neanche troppo rumore.
Gli animali in tutto questo sono un catalizzatore più o meno evidente. Dal gatto di Il braccio sfuggente e impossibile da ritrovare, al bisonte de L’ultimo dei grandi mammiferi terrestri, compagno di chi nasconde la propria vera indole
“«Oh, give me a home…» canta, e l’eccitazione è contagiosa, perché all’improvviso anche lei lo sente, il brivido dell’euforia, e lascia che le prenda la mano perdonandogli la sua imprudenza – perché in effetti, quante possibilità ci sono che qualcuno che conoscono gli veda in quel posto?”
Ma non si tratta mai di allegorie o simbolismi troppo evidenti. Perché al centro della narrazione resta sempre l’uomo. O meglio, gruppi di esseri umani imperfetti. Famiglie e relazioni che non riescono ad andare avanti. Genitori con un figlio prodigio, cugini amanti.

La chiave di lettura di raccolta è sicuramente l’empatia. Poissant chiede fiducia completa al proprio lettore, offrendogli senza riserve stralci di vita dolorosi e complessi, senza tuttavia cadere nella compiacenza per il dramma, affrontando situazioni spesso grottesche o bizzarre. Si tratta di conflitti senza filtro alcuno, dove la infelicità diventa palpabile. In L’Uomo Lucertola Cam e Dan partono insieme per recuperare dalla casa del padre di Cam, deceduto recentemente, i pochi averi rimasti. L’incontro con “l’eredità” del padre di Cam (che si rivelerà un gigantesco coccodrillo) serve a Dan ad affrontare il rancore verso sé stesso per non riuscire ad affrontare il figlio omosessuale. In Il rimborso una coppia si trova a fare i conti con un figlio fuori dal comune.
“Non dovevo fare altro che aprire la porta. Poi, avremmo avvolto nostro figlio nella sua giacca più calda. Mi sarei messo la sua borsa con i modellini di treno in spalla e, con Luke in mezzo, una mano ciascuno, Joy e io avremmo attraversato la strada a piccoli passi.”
Sono i piccoli passi che fanno la differenza tra il rimanere a terra e la scelta tutta umana di volersi rialzare, mettendosi di nuovo in piedi per la famiglia, o qualsiasi sia il legame da trattenere o da lasciar andare una volta per tutte.
E in ogni caso si deve trovare una risoluzione, il protagonista di ciascun racconto sarà così costretto a riconciliarsi con sé stesso e con gli altri, restando in piedi o crollando. I personaggi di Poissant devono, perché vogliono, sempre affrontare quel salto che è loro richiesto. Sono arrivati a un punto dove non è ormai possibile tirarsi indietro.

E questo tipo di richiesta reale da parte di Poissant, da fidanzate che accudiscono un ragazzo schizofrenico, a donne che affrontano il lutto, riprende la realtà del Paradiso della poesia di Dickey appunto. Un paradiso utopico perché là vige perfettamente e senza intoppi il ciclo dei vita e morte.
“And those that are hunted
Know this as their life,
Their reward: to walk.”

E così in ciascuno di questi racconti si è costretti ad affrontare la realtà. Anche cadere a terra e non rialzarsi è una scelta. Non scegliere è semplicemente non far parte della storia. 
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