Get this now | Premessa per un addio, distanze

Premessa per un addio di Gian Luca Favetto (NN Editore, as usual), ci trasporta immediatamente in un luogo ben preciso, in una posizione di perfetto squilibrio, in alto, sopra l’oceano, su un volo diretto a New York. 

Se c’è un continuo riferimento agli spazi, ai luoghi, alle distanze è perché Tommaso Techel è un geografo. Ed è questo che fa, calcola le distanze, sopratutto quelle umane. 
Ma per quanto il suo lavoro consista in una mappatura precisa lui non è capace di ordinarsi. Tommaso vive l’abbandono e non riesce a gestire la sua rabbia. Una rabbia muta e glaciale, che lo porta viaggiare non per scoprire, per conoscere (è o non è un geografo?).
Tommaso Techel viaggia per nascondersi. Per questo è diretto a New York. Un amica ha un appartamento vuoto ed è lì che è diretto. Ma è proprio sul’aereo diretto a New York che conosce Alma Berlin. Che lo porterà a conoscere Gladys. E infine Cora. 

“Scrive che la rabbia è come i titani, antica e ottusa. E lui è stato travolto dai titani, se li è visti addosso – una tempesta, e dopo la tempesta il ghiaccio, e dopo il ghiaccio il vuoto.”Questo romanzo è un viaggio immobile. La rabbia artica e letale di Tommaso è percepibile in ogni pagina. Perché appunto non esplode, non brucia e non fa apparentemente alcun male. È una rabbia dolorosa perché non permette il movimento. Quando sei congelato è difficile trovare qualcosa capace di scioglierti fino in fondo. E il motivo per cui Tommaso è così arrabbiato, lo scoprirete da soli, lui riesce a raccontarlo fino in fondo.

L’antidoto alla rabbia sono e storie. E le persone. 
Ed è questo che c’è a New York, una città che ti permette di essere chiunque. Una città che permette la sopravvivenza perché non ti chiede mai chi sei veramente.
Mentre ricorda alcuni viaggi passati ci si rende conto come quelle di New York siano piccolezze quotidiane, non grand avventure. Eppure è proprio qui che Tommaso riesce a rirdinare sé stesso. Perché bisogna riuscire a fermarsi. 
Tommaso trova un libro Foreword to Farewell (Premessa per un addio, appunto) di e trova delle persone. 

“«E lei si è perso nel libro?» chiede Gladys.
Io sono già perso da prima, gli verrebbe da rispondere. «No» dice «mi sembra di no. Magari però mi sono perso e non me ne accorgo».

Premessa per un addio non è solamente un percorso preciso, c’è Tommaso, c’è quello che succede con Cora, c’è l’appartamento. Ma è un romanzo che riesce a mostrare (e a raccontare, ovvio) quanto le storie siano potenti, come la letteratura sia capace di mettere in movimento le persone, come ci unisca, facendoci perdere per poi ritrovarci.  

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