Monthly favourites | giugno

Questa estate, ormai è appurato, sarà dedicata al fantasy e allo sci-fi.
Non per il bisogno di fare chissà quale immenso e assurdo recupero, sono due generi che leggo spesso e con costanza. Il problema è un altro, ben più grave: ho troppi libri da leggere. Libri che si accumulano ce ne sono sempre, chiaro, il problema è che sto accumulando titoli che “devo leggere subito”. E poi invece no, chiaro. 
Quindi, per non far rimanere male nessuno (mi riferisco ai libri, chiaro) ho deciso di smaltire un po’ i romanzi e le raccolte che rientrano in questa categoria. 

 



I regni del fuoco: la profezia dei cinque draghi, Tui T. Sutherland (Battello a Vapore):
Questa saga è una droga. No, non sono mai cresciuta.
Mi difenderò (ma neanche ci provo) dicendo che la Sutherland ha unito dinamiche fantasy (la guerra tra razze, luoghi ben localizzati su mappe, posti segreti nel cuore delle montagne), insieme ad eventi capace di tenere il lettore incollato alle pagine, grazie a un ritmo narrativo scandito da intrighi perfetti.
Bonus: cuccioli di drago. Finalmente un po’ di giustizia. Solo Martin è riuscito a dare un’idea abbastanza “realistica” di cosa possa davvero rappresentare un piccolo essere sputafuoco capace di crescere a dismisura diventando letale.
Ma Martin ha comunque collocato i draghi in un mondo popolato da umani. Qui i draghi sono i padroni.


Io sono vivo, voi siete morti, Emmanuel Carrère (Adelphi): 

Un Impero che non è mai cessato, la continua lotta tra finzione e realtà (ma sopratutto tra il koinos e l’idios kosmos, battaglia infinità ancor più terrificante perché propria dell’uomo, interna e feroce, ma anche della macchina-simulacro) per conquistare l’egemonia.
La storia di Dick è certo riflessa nei suoi romanzi, tra il ghigno di Palmer Eldritch e l’eterna inconsapevolezza di Hawthorne Abendsen, ma è sopratutto la figura continuamente sospesa di Dick stesso, sempre al confine e che coglie sempre l’occasione, fortunatamente, di dire la sua, cercando di varcare lo specchio, o almeno cercando di decifrare le scritte che vi compaiono.


 
Cento posie d’amore a Ladyhawke, Michele Mari (Einaudi): Intermezzo. 
Un canzoniere struggente e allo stesso modo infimo.
Da Shakespeare a Ladyhawke, il passo è davvero 
brevissimo (bello e crudele).

Le meraviglie del possibile: antologia della fantascienza, Carlo Fruttero (Einaudi):

Una delle raccolte più belle e sinceramente essenziali che mi siano mai capitate sotto il naso. Dai pianeti ostili, luoghi estranei, dove la speranza folle conduce il viaggiatore infine a cercare una qualsiasi traccia di vita, anche la più avversa. Creature troppo diverse, creature nascoste. simulacri umani che non sono altro che macchine terribilmente simili a noi. Viaggi nel tempo e paradossi. Distopie e infine il post umano. Un lungo percorso, una traccia senza fine. (Ho scoperto Fredric Brown e Heinlein, la mia mente canta).


Altro piccolo romanzo letto in un intermezzo è stato Premessa per un addio di Gian Luca Favetto (NN Editore), ma c’è già un delirio al riguardo in programma. 
Al momento in lettura ci sono due cult assurdi: Lontano dal pianeta silenzioso del nostro caro amico cattolicone Lewis, e il brillante e meschino Terry Pratchett, perché sì, ho iniziato la serie Discworld, di conseguenza The colour of magic mi sta facendo morire.
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