Talking about | Il Piccolo Regno, piccolissimi

“Quello che ci spaventa da bambini ci spaventa per sempre”.
Il Piccolo Regno di Wu Ming 4 è una lettura necessaria perché serve a ricordarci quanto siamo, e quanto saremo sempre, piccolissimi. 

La trama è molto semplice. Nell’Inghilterra successiva alla prima guerra mondiale quattro bambini, tre fratelli e la voce narrante, loro cugino, vivono la loro Età dell’Oro: parlando con gli animali, disotterando paure e creando fiabe reali. 
Ci sono poi gli altri. La Gente Alta che sembra non riuscire a capire, tranne qualche eccezione, come Ned, il sopravvissuto che riesce a parlare ai bambini, una coppia di archeologi che svela segreti preziosi. 
E ci sono sopratutto infiniti sentieri da percorrere. Del resto le mappe sono gli inviti essenziali per perdersi no?

E uno di questi da il via a una catena di eventi che cambierà per sempre le cose. 
Lo Spettro dei Tumuli che mette in crisi questo idillio non è una creatura semplice da affrontare. 
In particola modo quando si è piccolissimi, quando si riesce a vedere tutto quanto.
“Quando avevo raccontato a Julius dell’apparizione del guerriero, lui era rimasto zitto e corrucciato. In un frangente del genere per lui era difficile decidere come agire, e questo non gli piaceva, perché era abituato ad affrontare i guai come se fossero una sfida. Davanti a un fantasma cosa poteva fare? Non era nemmeno sicuro che non mi fossi sognato tutto.”

Sono messi in gioco infiniti riferimenti ad altri romanzi e racconti per ragazzi (I bambini della ferrovia, Il vento tra i salici (Tasso!), Il corpo di Stephen King, Ned non è altro che Lawrence d’Arabia) che sembrano voler rendere più facile quel passaggio, tra un mondo quasi perfetto e quello corrotto dalla verità che prima o poi quel sentiero tra i boschi non sarà più così sognante e pieno d’incanto.

Non si ha l’impressione di leggere solamente un libro fiabesco, perché la rivelazione finale è sì quella di un mondo fatato, ma allo stesso tempo crudele quanto può essere la realtà nella quale siamo costretti a mettere piede alla fine di un lungo percorso all’ombra di alberi maestosi e capaci di sussurrare storie.  
Sono i racconti e i ricordi che plasmano la realtà, tutta quanta. Le parole che abbiamo scelto, e le i pezzi che ci portiamo dietro, fin da bambini.



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