Monthly favourites | aprile

Ora ragazzi, io ogni tanto ho il cervello oltre la Barriera. Tipo Jon Snow, quello sguardo vuoto, il volto che vorrebbe esprimere perennemente sano disgusto ma non sa neanche perché alla fine.
Ma voi.
Voi siete persone più o meno decenti presumo. Allora, devo essere io a rendermi conto che dei preferiti di marzo ce ne siamo scordati allegramente?
Io non lo so. 
Quindi vi beccate una lista bella lunga. Anche perché in questi due mesi ho letto parecchia roba bella, è bene fare il punto della situazione.

 

Furore, John Steinbeck. Lo ammetto, avevo paura non mi sarebbe piaciuto. Il punto è che vedevo tutto questo amore incontrollato, tutte queste stelline, mi sentivo a disagio. Non che mi faccia suggestionare da questo tipo di cose, però ovvio, tutti a dirmi “bello, bellissimo” e io mi sentivo un po’ strana, sopratutto perché a me Uomini e topi non era neanche piaciuto così tanto. 
Oh, questo romanzo è bello, bellissimo.
“Un romanzo sulla grande depressione americana”. No, cioè sì, ma è molto di più. 
Furore è una grandissima storia, il viaggio di una famiglia che sfrattata dalla sua terra (terra e famiglia, tutto il romanzo si potrebbe riassumere in queste due parole) cerca di raggiungere la California, dove ci saranno casette bianche, arance da cogliere, e così tanta uva da farci il bagno. 
Un viaggio che ricorda l’esodo biblico, ma anche qualcosa di fin troppo attuale. 
Il furore che matura nei cuori di questa gente è un furore che non trova mai sfogo, perché non si ha radici, i migranti diventano nomadi e vengono trattati come vagabondi. 
La famiglia Joad ci dimostra in mezzo a tutta questa polvere (e ai disegni insensati che riesce a creare in mezzo a dei terreni disastrati o nel cuore del deserto) cosa si fa, come si fa ad andare avanti, fino all’ultima pagina, che è semplicemente un capolavoro.


La nuova Justine ovvero le disavventure della virtù, Maquis de Sade. Sade è un distruttore, non ha bisogno di alcuna spiegazione (né di spiegarsi).


Purity, Jonathan Franzen. Bello, ma è tutto scritto qui.

 

Sottrazione, Carlo Sperduti.  Il mondo reale, per quanto piegato alle leggi del linguaggio di Sperduti, non perde mai linfa vitale, ed è in continuo divenire. Leggete con calma io mio personale delirio qui.

Dalle Rovine, Luciano Funetta. Questo romanzo è ancora meglio di quanto mi aspettassi.
Il fattore pornografico è unito all’elemento ctonio dei serpenti, crea un percorso allucinatorio, deviato, ma perfettamente cosciente. Sì, l’azione si colloca in una città fittizia, Fortezza, le cui strade ci appaiono senza neanche leggerlo avvolte di nebbia, dove c’è un Quartiere degli inglesi in piena decadenza e il silenzio è claustrofobico. Sì, questa città è onirica, fuori fase, ma quello che fa Rivera è perfettamente reale.
A differenza di altri non ho avuto l’impressione che quello che leggevo non stesse accadendo davvero. I passi di Rivera hanno un senso, sono concreti in ogni luogo, anche a Barcellona, città che in questo caso si fa inquieta e strisciante. 

E anche questo, qui.

 
Anche noi l’America, Cristina Henrìquez. Indovinate un po’? Esatto: qui.

Il Piccolo Regno, Wu Ming 4. Questo libro ci convince, tramite il ricorso a una brillante Eta dell’Oro, con spettri, animali e fogliame al vento, che saremo sempre, sempre piccolissimi.




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