Get this now | (Dalle) Rovine

L’acquisto di Dalle Rovine, esordio di Luciano Funetta (collana narrativa Tunué) mi ha importunato dalla sua uscita. L’ho rimandato, e rimandato ancora, ben sapendo che in realtà mi sarebbe piaciuto moltissimo. Gli elementi perché lo adorassi mi lampeggiavano davanti agli occhi: una storia disturbante, allucinatoria, il mondo della pornografia artistica (che apprezzo parecchio), una qualche previsione catastrofica all’orizzonte.
Perché il protagonista, Rivera vive in solitudine, la sua unica preoccupazione, ed il suo unico piacere, sono i suoi serpenti. Trenta teche, trenta creature letali che lui accudisce e protegge. Grazie a un video amatoriale entra in contatto con famosi registi e personaggi del cinema porno, che lo conducono oltre, oltre qualsiasi cosa.

In realtà questo romanzo è ancora meglio di quanto mi aspettassi.
Il fattore pornografico è unito all’elemento ctonio dei serpenti, crea un percorso allucinatorio, deviato, ma perfettamente cosciente. Sì, l’azione si colloca in una città fittizia, Fortezza, le cui strade ci appaiono senza neanche leggerlo avvolte di nebbia, dove c’è un Quartiere degli inglesi in piena decadenza e il silenzio è claustrofobico. Sì, questa città è onirica, fuori fase, ma quello che fa Rivera è perfettamente reale.
“E anche se nell’inquadratura ci siete solo voi due, nell’immagine siamo rimasti intrappolati anche io e il vecchio. È come una specie di bolla di vetro, un’immagine. Quelli che riescono a scoprire tutti i segreti di un’immagine posseggono un dono, anche se credo che questo potrebbe significare che sono perduti.” 
A differenza di altri non ho avuto l’impressione che quello che leggevo non stesse accadendo davvero. I passi di Rivera hanno un senso, sono concreti in ogni luogo, anche a Barcellona, città che in questo caso si fa inquieta e strisciante. 

La vita di Rivera non cambia grazie al video amatoriale. O meglio, il video amatoriale gli permette di andare oltre, di poter afferrare finalmente qualcosa. Con un porno sicuramente più effimero di quello di Zenò Rivera comprende sé stesso. Perché lui è sempre stato in uno stato liminale. La sua apatia è in realtà solo un lungo silenzio. Tra la famiglia e i serpenti ha scelto quest’ultimi. Ed è il video che gira con loro, insieme alle sue creature che segna finalmente, chi sia davvero.
“I cani capiscono. Gli uccelli che mangiano i corpi dei morti. E i serpenti, Rivera. Loro capiscono, tu lo sai. Dal giorno in cui il primo serpente scese strisciando dal monte Parnaso, i serpenti e le altre bestie che abitano l’oscurità sono destinate a capire e a morire, e muoiono per mano di coloro che vivono alla luce del sole. Il mondo è una guerra tra ciechi e abbagliati.”

Questo gli permette di incontrare Jack Birmania, di conoscere un ambiente estremo, ma sopratutto di entrare in contatto con Alexandre Tapia.
Da questo momento le rovine si ergono intorno a lui e le voci che ci narrano la storia di Rivera sono sempre più sussurranti. È una storia di feticismi sì, ma anche di ricerca.
E non ha caso c’è la volontà finale di girare uno snuff movie. Il senso del proibito, la ricerca della distruzione sono funzionali a una voglia di comprensione. L’inquietudine va di pari passo con l’accettazione dell’estremo, ed è questo che è Dalle Rovine, il manifesto dell’accettazione di una realtà personale. 

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