Get this now | Sottrazione

Sottrazione in realtà non toglie un bel niente.
La raccolta di Carlo Sperduti (pubblicata da Gorilla Sapiens)  segue sì un criterio che va a eliminare un certo numero di battute per ogni racconto, dalle 18233 del primo alle 163 dell’ultimo (spazi compresi), ma effettivamente la premessa iniziale è la cosa più reale del romanzo, l’unica verità: “Scrivere per sottrazione è moltiplicazione”.
 
Ciò che invece è veramente precario e quasi subdolo in questi racconti è il legame con la realtà.
Sperduti gioca con le parole, traccia sentieri surreali e utilizza il linguaggio per intaccare tutto ciò che lo circonda, provocando distorsioni, fraintendimenti e pura libidine lessicale.
Le immagini che ne nascono sono guaste, ma narrate chirurgicamente, niente viene lasciato indietro, neanche quello che è stato sottratto alla realtà.
Il punto è che il mondo reale, per quanto piegato alle leggi del linguaggio di Sperduti, non perde mai linfa vitale, ed è in continuo divenire.
A un certo punto si presentò e m’informò che avevo una scarpa slacciata. Mi guardai i piedi. Ricordavo nitidamente di indossare delle infradito, eppure avevo una scarpa slacciata. Adesso, mi disse Augusto Doria, tu stai scrivendo di me.”
Insomma, diciamolo apertamente, Sperduti si diverte un sacco.
Salta da una cronaca assurda all’altra, ci trascina via, ci lascia nel bel mezzo di una situazione orribile per osservare il panorama (La rete), ci mette in bocca (sopratutto in testa) parole che non ci sono.
Se il linguaggio serve per comunicare allora serve per interagire, e in questo caso l’interazione avviene con qualsiasi cosa abbiamo intorno.
Se le cose dovessero svegliarsi, dopo tutto questo tempo, sarebbero affamate.”
Per questo è assolutamente necessario leggere Sottrazione, perché c’è ma allo stesso tempo vive solo nella vostra testa. È la geometria cerebrale che vi fa credere che ci sia un ultimo gradino in fondo alla scala, ma in realtà il vostro piede cede sul pavimento. Ma qui, alla fine, quel gradino spunta davvero.
Scrivere per sottrazione è davvero moltiplicazione, perché più si scivola verso il basso più ci si sente circondati. Il precipitarsi verso una pagina sempre più bianca non porta incontro al vuoto, bensì verso molteplici forme di vita. Forme che non sono mai uguali, perché ogni racconto è sempre diverso, ogni volta illogico o sorprendente in maniera nettamente diversa rispetto all’ultimo.
Adesso, una domanda. Se adottiamo la scelta Sperdutiana secondo la quale “Per formare il contrario delle parole che iniziano per s, basterebbe eliminare la s”, in nome dell’immediatezza e della semplicità, allora un albero come il pero diventa funesto simbolo di perdita di fiducia e conseguente ansia verso qualsiasi cosa?

 

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