Monthly favourites | febbraio.

Siccome febbraio, malgrado sia un pessimo mese (lo odio con tutta me stessa), è stato scenario di ottime letture ecco subito la lista delle bellezze che vale la pena menzionare.


Rosemary’s Baby, Ira Levin. Questa dark comedy è in realtà molto di più che una storia grottesca e piuttosto raccapricciante. Ira Levin riesce a creare un senso di oppressione assoluto, instaurando un meccanismo che non fa altro che generare sempre più suspense. 
Sin dal primo momento in cui conosciamo Rosemary e Guy capiamo che tutto andrà, giustamente, storto. Parecchio male. Del resto la casa nuova è un buon punto d’inizio per qualsiasi horror. Ma insieme a quest’ansia palese c’è altro. Mentre parlano giusto del nuovo appartamento in cui trasferirsi Guy, un attore in cerca di fama, si guarda allo specchio e si trova un foruncolo. Intanto Rosemary è lì e freme per andare a visitare questo magnifico appartamento nel Bramford, forse un po’ più piccolo di quelli che hanno già visitato, ma di sicuro se ne può ricavare una stanza per il bambino. Un bambino che deve ancora arrivare ma che lei vuole moltissimo, insieme a una bella casa, con della bella carta da parati e un camino vero. Intanto Guy pensa al foruncolo e alle audizioni. Insomma, il meccanismo è ovvio, si muove lì davanti a noi, mentre intatto viene buttata in mezzo altra suspense. 
Gli aspetti disturbanti si uniscono. Rosemary che non capisce, non capisce davvero, che pensa alle poltrone e Guy che vuole la parte, mentre intanto tutto ciò che può essere strano e sbagliato lo diventa in una maniera ancora più surreale e malsana. 

Il finale di Rosemary’s Baby è sbagliato? Per qualche momento l’ho pensato. E poi, dopo averci rimuginato parecchio ed essermene lamentata ad alta voce ho capito che no, in realtà è perfetto? Una storia simile come altro poteva finire? In parte c’è una lezione, quasi una morale, grottesca ovviamente, e se la troverete come ho fatto io vi renderete conto che Ira Levin ve l’ha fatta.

Supernatural horror in literature, Lovecraft. Lovecraft in questo libriccino passa in rassegna tutti i grandi narratori della scrittura dell’orrore, dalla gothic novel fino ai suoi contemporanei. Una grandissima risorsa per lettori e scrittori. Inutile dire che ho aggiunto nuovi titoli in wishlist e che ho segnato un sacco di cose.

Teatro Grottesco, Thomas Ligotti. Teatro Grottesco è un terreno apparentemente asettico su cui riescono però a sorgere orrori fin troppo fertili. Affrontare la lettura di questo romanzo è come metter mano dentro un barattolo il cui contenuto non ci è noto.

“Parole d’ordine”: insensatezza, fili invisibili, luci tremule, strade fredde, carnevali, giostre guaste, stanze umide, infestazioni, soglie (da non varcare mai), caffè angusti. 
Il lirismo raggiunge livelli che vi faranno venire i brividi. Thomas Ligotti riesce poi a mescolare gli orrori, i tremori, con l’arte. La maneggia e la innalza ad artefice di qualsiasi cosa, fino a renderla grande distruttrice. 



I gatti non hanno nome, Rita Indiana. Non solo i gatti non hanno nome, ma anche la voce della protagonista che laconica ci racconta il passare di alcune giornate piene di eventi minuscoli ma brillanti. Un romanzo esotico, pieno, da assaporare (a breve più informazioni al riguardo). 

Bone, Jeff Smith. Recuperate questo fumetto. Dovete. Bone è la storia di tre cugini che si trovano di fronte a un sentiero sconosciuto, cacciati dalle comodità di una vita normale. Vi ricordano un po’ degli hobbit? Fate bene.  Perché Bone contine le meraviglie e gli incanti di un fantasy epico, ma con un humour spettacolare. Vi assicuro che riderete, e di gusto e tutti quanti i personaggi vi rimarranno nel cuore. I cugini Bone, Rose, il drago rosso, le bestioline malvagie che hanno voglia di quiche. 
Uno scontro tra il bene e il male, ovvio, un classicone del genere, ma non solo. Perché ciò che rende l’avventura dei cugini Bone indimenticabile sono le piccole storie dei personaggi. Il loro passato che si proietta di continuo nel presente, le loro debolezze e gli errori da rimediare compiuti in un tempo molto addietro o fin troppo recentemente.
C’è anche la versione a colori, ma mi sento di consigliarvi quella originale in bianco e nero. 

Infine, non si tratta di una lettura, ma credo che ogni tanto un extra ci stia più che bene, direi che è il momento di ricordarvi di guardare Mr Robot, che per adesso, per me è la serie dell’anno.
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