Get this now | il disagio misurato in schermi.

Quello che Il Cerchio si propone di fare è semplice. Una realtà enorme, complessa, che punta a “usare i social media per creare un mondo più sano e sicuro”. 
Una realtà che fagocita ogni organismo più piccolo, che cerca di inglobare ogni sfumature della vita di tutti i giorni. Perché Il Cerchio è un romanzo assolutamente necessario? Perché con veramente poco vi butta per terra e vi calpesta.


Ovvio che lavorare al Cerchio sia fighissimo. Un campus con palestra, acquario, mensa dove ogni giorno uno chef diverso è pronto a cucinare quello che volete, tecnologie grandiose, architettura scenograficamente perfetta (zona Rinascimento, zona Rivoluzione Culturale).
Ovvio che Mae Holland coglie al volo l’opportunità offerta.
Ma da quel momento non sarà più umana. Non sarà più sola, questo è certo. Sarà parte del Cerchio. Da quel momento in poi tutto diventerà uno schermo. Uno per il suo lavoro per l’assistenza clienti, uno per comunicare con i suoi superiori, uno per i social più importanti. 
Più si avanza nella lettura più la scrivania di Mae si riempie di schermi. 

“Non sei il padrone della notizia, anche se riguarda te. Non sei il padrone della storia. Ormai è in archivio.

Quindi Il Cerchio è un distopico? In parte. Quello che si propone di fare è abbattere le barriere (ironicamente mettendo schermi tra le persone, chiaro). La democrazia del Cerchio è basata sul fatto che la privacy sia un furto, avere un segreto è mentire. Il benessere politico, sociale, fisico addirittura è basato sulla condivisione. L’estremismo è crescente. 
Si arriva fino alla trasparenza totale. Questo nuovo “stato” compare nella seconda parte del romanzo e vi causerà la stessa sensazione di disorientamento che avete sicuramente avuto di fronte a Winston Smith ormai irrimediabilmente trasfigurato. 
Ma di fronte a una democrazia come questa scompare il libero arbitrio. Scompare l’individuo. A Mae verrà fatto notare come del resto loro sono coscienti di cosa fanno, ma come collettività. Non come persone. 

“Ma gli strumenti che create voi in realtà producono bisogni di socialità innaturalmente estremi. Nessuno ha davvero bisogno del numero di contatti che fornite voi. Non porta a nessun miglioramento. Non è nutriente. È come le merendine. Sai come le studiano? Determinano con scientifica precisione di quanto sale e quanti grassi hanno bisogno per farti continuare a mangiare. Tu non hai fame, non senti il bisogno di mangiare, quello che hai davanti non ti stuzzica, ma continui a mangiare queste calorie vuote. Ecco quello che spacciate voi. La stessa cosa. Un numero incalcolabile di calorie vuote, il loro equivalente digitale e sociale.”

Ma non è un distopico. Non lo è del tutto. Perché dietro al totalitarismo, alla legge marziale che obbliga chiunque a essere sincero, trasparente, perennemente gentile e carino (perché pensateci, con una telecamera puntata addosso vorrete sempre mostrarvi persone migliori no?) non ci sono dittatori. Ci sono uomini che vogliono fermare la criminalità. Lotta contro i malviventi, ricerca di un benessere sociale migliore (piazza una telecamera a casa dei tuoi genitori, almeno se hanno aiuto lo sai no?) ricerca di una vita più facile (vuoi fare surf? Beh, ma c’è una telecamera piazzata sulla spiaggia, guarda se il mare è mosso!), voglia di fermare “i cattivi” veri, quelli che rubano, rapiscono bambini, necessità di migliorare il governo, di renderlo trasparente.
Ovvio no? Suona tutto come un distopico. Ma le intenzioni dei Saggi sono le migliori. Loro sono sognatori. Sognatori che creano una follia degenere, tenendo per mani tutti quelli che vogliono essere qualcuno. Tutti quelli che hanno qualcosa da dire.

Il Cerchio è un romanzo che si può solamente consigliare. Difficile spiegare a dovere perché tutto questo, che può sembrare banale, ovvio, sia in realtà necessario e inspiegabilmente inquietante. Perché è attuale. Perché è sincero senza tanto clamore.

Del resto molti hanno detto che “non è il solito Eggers”. Certo che no! Il linguaggio è semplice, trasparente. Così come devono esserlo i Circler. I meccanismi che Eggers fa entrare in gioco sono palesi. Gli schermi in continuo aumento, il linguaggio di Mae che si trasforma di fronte a una telecamera, gli adulatori, le minacce nascoste dietro un chip che dovrebbe tracciare bambini. I dialoghi sono nient’altro che interazioni e i numeri riempono le pagine. Follower, statistiche, percentuali. Ma il solito Eggers, artificioso, isterico, lo potrete scovare comunque. Si nasconde nelle insinuazioni del Cerchio, nei mantra ripetuti da tutte le persone socievoli, i mantra che strillano che “Tutto quello che succede sarà conosciuto”.

E a fine romanzo, mentre Il Cerchio (co)stringe ormai chiunque, è possibile leggere, amaramente, il più grande diritto umano, quello vero.


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