Talking about | passivi aggressivi.

Io qualche conoscenza passivo aggressivo l’ho avuta, e posso dire che sì, sono terribili. 
Proiettori di ansia e sconforto, ma sopratutto, di un malessere indicibile e intollerabile, perché non nostro. 

Nel Soccombente abbiamo tre elementi, tre pianisti, tre virtuosi. Uno è l’io narrante (praticamente Bernhard stesso), uno è il soccombente (Wertheimer), uno è Glenn Gould. Ed è questo che annienta gli altri.
Tre pianisti talentuosi certo, ma solo uno è veramente. Ovvero Gould. Sono coinquilini, in parte colleghi, tutti e tre frequentano lo stesso illustre maestro di piano. Ma mentre il narratore e Wertheimer sono pianisti “e basta” Gould riesce a diventare in tutto e per tutto ciò che voleva essere. Il pianoforte stesso. “L’ideale sarebbe che io fossi lo Steinway, che non avessi bisogno di Glenn Gould, diceva, se fossi lo Steinway potrei fare in modo di rendere Glenn Gould del tutto superfluo”.
E così è. L’annientamento dell’arte è palese. Gould sembra malato, rattrappito di fronte al pianoforte. Ma in realtà è una persona normale. Non fa arte, ma diventa arte. Perché non si è mai posto quesiti, perché non ha avuto paura, perché era qualcosa all’ennesima potenza. 
Ma lo ammetto, per quanto Glenn Gould sia maestoso è il Soccombente che sgomita affannoso tra le pagine per catturare il lettore. Wertheimer è invidioso, disperato, perennemente scontento. È il passivo aggressivo.
Perché Gould non gli fa niente di male. Ma nell’ottica di Wertheimer lo ha ferito a morte. Lo ha pugnalato. Per quanto si atteggiasse come un vero stoico Wertheimer ha compiuto un suicidio nel nome di nient’altro che dei suoi demoni. Della sua passività sempre pronta ad attaccare l’altro. 

E il narratore affronta un’accurata e chirurgica analisi di questi due elementi con un’angoscia esasperante, un monologo, una confessione che leva il fiato. Un’analisi in negativo. Non c’è mai un complimento, e in parte non c’è nemmeno ammirazione. 
L’unico tratto positivo sembrano quelle Variazioni Goldberg che hanno fatto crollare Wertheimer. Un virtuosismo doloroso.

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