Talking about | accumulare parte II.

Se nel post precedente sull’accumulare emotività a pacchi siamo stati presi per mano dalla Agus che ci ha fatto conoscere un amore delicatissimo e umano questa volta King ci piazza davanti al passato, e a come tutto quello che siamo alla fine ci accompagni, ma non per questo necessariamente ci debba condizionare.

Pensavo sarebbe stato piacevole, ma non così meritevole. Sento dire che Doctor Sleep è il sequel di Shining, questo mi fa storcere il naso. Lo leggo perché è King, ovvero per me il più capace narratore vivente, però ecco, mi giravano già un po’ le scatole. Era necessario? Dopo averlo divorato posso dirvi che non solo è necessario, ma perfetto. Danny Torrance è ancora bambino nelle prime pagine, dove incontra il buon vecchio Dick di nuovo, perché la Signora Masey proprio non lo vuole lasciare andare, e ancora lo va a cercare lasciandosi dietro una scia putrida. Perché se si ha la luccicanza certe cose non si possono lasciare indietro, non come potrebbero fare altre persone.
Però poi Danny diventa Daniel e diventa come suo padre. O meglio, la versione ridotta all’osso di suo padre, alcolizzato e pure triste. 
Eppure Daniel è diventato ciò che gli spetta. Ha visto cose, affrontato altre cose, perso un padre e una madre. Non è banale, non è ad hoc. Non perché è il bambino che è scampato al disastro dell’Overlook, ma perché è successo come direbbe il Dottor Lecter. 
E King sottolinea quest’umanità che trascende da qualsiasi cosa possa esser successa tra le mura di quell’hotel maledetto inserendo un secondo trauma nella vita di Daniel, molto più umano rispetto a una donna marcia in una vasca. 
Daniel viene dilaniato da molti avvenimenti, ed è così che cerca un nuovo inizio. 

Così diventa Doctor Sleep. Ed è qui il fulcro di tutto quanto. Se Shining era un’immensa caduta, un crollo annunciato, Doctor Sleep, Daniel stesso appunto, parla di accettazione. Di rimettere a posto i pezzi, facendosi carico di ogni cosa successa o capace ancora di succedere. Così lui deve accettare di essere Doctor Sleep, Abra Stone di esser sua allieva.
E i bad boys della situazione sono i mostri che servivano. E mai ci verrà spiegato precisamente perché sono così, perché devono fare quello che fanno, ma sarà sempre chiaro che è una loro scelta. “Hanno pensieri da rettile”. Non sono più uomini, e così hanno fatto la loro scelta.
Il fatto che sia una nuova storia non comporta però che l’Overlook e Jack Torrance siano estranei alla storia. Abbiamo di nuovo l’alcolismo, il mancato controllo della rabbia (ghigni e sogghigni per niente teneri), nuovi inizi che potrebbero fallire miseramente, e appunto Il Vero Nodo. Perché c’è differenza tra “i fantasmini” che no, non vogliono andarsene, hanno ancora qualcosa da dire, magari a ragione, e questi mostri che sono solo vuoti, gusci vuoti con la sola ragione di voler sopravvivere per forza.

Insomma, perché leggerlo? La risposta adatta è: se avete letto Shining, perché no? 

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