Get this now | performance.

Se Annientamento era un delirio impreciso ma letale con lo scopo di tagliare i vostri ponti con ciò che conoscete Autorità riesce a mettervi di fronte tutto ciò che pensate di conoscere, mostrandovi con una chirurgia malsana che in realtà non ne sapete proprio niente.

Il secondo capitolo della Southern Reach trilogy è una performance grottesca, quasi un capolavoro uscito de La Fura dels Bauls, una danza inquietante intorno a un fuoco terribile, senza proiettare alcuna ombra. E la performance è quella della presa di coscienza dei rischi e delle volontà perdute nell’Area X. 
Due sono i protagonisti di una tragedia annunciata: Controllo e la Southern Reach (di cui è il è il nuovo Direttore). John Rodriguez se viene chiamato così lo capite da soli, un motivo c’è, ma in realtà (d’altronde, banale a dirsi, ma niente è come sembra) di Controllo ne ha ben poco. L’agenzia governativa che si trova a dirigere è impenetrabile e piena di segreti tanto quanto l’Area X. Poche cose, e quelle poche o apparentemente insignificanti o terribili oltre la soglia della sopportazione, Controllo (con le sue paranoie, la sua ricerca impossibile della tranquillità, la sua ingenuità) si troverà ad affrontare un mostro con due teste, entrambi troppo micidiali. 

“Però questa cosa indefinita che sembra volerti distruggere non ha un capo con cui negoziare, nessun obbiettivo dichiarato”. 
Controllo inciampa e cade continuamente, viene manipolato e si lascia manipolare. L’ignoto ha il coltello dalla parte del manico, ed è chiaro fin dall’inizio che la ferita sarà letale.
Ed esorcizzare l’ignoto è impossibile. Ciò che si ottiene è solo una brutta sensazione, la voglia irrefrenabile di lavarsi le mani, fuggire via, pensare al passato. Ma è molto più che una semplice compulsione.
L’Area X, come del resto la Southern Reach, è un organismo vivente, subdolo, e sopratutto devastante per il corpo e per la psiche. Il mondo vive in una bolla, la realtà è troppo crudele, i segreti troppo pesanti. L’aria manca fuori così come oltre il Confine. 
Le teorie si accumulano e i fascicoli sembrano inutili quando si affronta il fascino intraprendente di qualcosa che ti attira sempre più a sé, qualcosa che ti confonde, tutto ti distrae dall’obbiettivo.
“Be’, dipende dai soffitti alti, no? Vedi cose che non esistono. E le cose che vedi sembrano altre cose. Un uccello può essere un pipistrello. Un pipistrello può essere una busta di plastica che vola. Così va il mondo. Vedi una cosa per un’altra. Uccelli-foglie. Pipistrelli-uccelli. Ombre fatte di luci. Rumori accidentali che sembrano più significativi. È sempre così, dovunque vai.”
Le realtà sono molteplici, i fatti inesatti. I finali sconcertanti. La vegetazione è sempre più fitta.
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