Haul #1, "Christmas Invasion".

Mai invasione fu più gradita di questa. E per questa meraviglia c’è da ringraziare il mio ragazzo, forse esasperato dalla mia frase “Non ho nulla da leggere!”, che già è una bugia, perché se davvero non avessi niente da leggere sarei ben più drastica e melodrammatica. Fatto sta che ben diciassette libri mi sono arrivati da parte sua, più uno che mi sono praticamente auto regalata (cash). Diciotto libri in tutto che sono stati amorevolmente scartati e hanno ricevuto un benvenuto caloroso, acclamati come i salvatori, come la magia delle feste. Quella vera, non quella che fa diventare buoni, quelle sono balle. Quindi il post sarà un po’ lunghino e pieno di adorazione, quindi fatevi il caffé intanto, preparatevi a prenderla secca stasera. Si dice da voi “prenderla secca”? Non so. Anyway, let’s do this. 


“L’inventore di sogni” Ian McEwan (Einaudi). Contiene la parola sogno. Va preso.
“La valle dei ragni – L’impero delle formiche” H. G. Wells (Adelphi). Libricino adorabile tra l’altro e la copertina mi disturba in una maniera clamorosa.
“L’opera struggente di un formidabile genio” Dave Eggers (Mondadori). Un libro che volevo da una vita. E ogni volta, come spesso succede perché sono una deficiente con uno scarso controllo e un’impulsività bipolare (non sto esagerando) non ho mai comprato.
“The orphan master’s son” Adam Johnson (Black Swan). Vi dice nulla? A parte il fatto che mi sono persa ormai nell’adorazione di questo meraviglioso romanzo. Il titolo dovrebbe dirvi qualcosa, perché questo è il titolo corretto, o meglio, contenente un senso, non come “Il signore degli orfani”, che non ci incastra niente (e siete fortunati che ho detto niente, stavo per cadere in una tipica imprecazione toscana). È il figlio del signore degli orfani che traccia il suo percorso senza nome in questo romanzo. Il figlio, l’orfano, chi? Mi perdo di nuovo. Comprato appunto per la mia adorazione, per quanto sono pignola nel volere traduzioni buone e perché lo avevo solo in digitale. L’amore. 


“La moglie dell’uomo che viaggiava nel tempo” Audrey Niffenegger (Mondadori). Come per “L’inventore di sogni” se un libro ha a che fare con il viaggio nel tempo deve essere immediatamente trasferito nella mia libreria e pronto ad essere letto. Si preannuncia una gran bella lettura.
“Il tempo invecchia in fretta” Antonio Tabucchi (Feltrinelli). Credo che il mio ragazzo se lo volesse tenere questo. “Tutti i personaggi di questo libro sembrano impegnati a confrontarsi col tempo: il tempo delle vicende che hanno vissuto o stanno vivendo e quello della memoria o della coscienza. Ma è come se nelle loro clessidre si fosse alzata una tempesta di sabbia: il tempo fugge e si ferma, gira su se stesso, si nasconde, riappare a chiedere i conti.”
“Mattatoio N. 5” Kurt Vonnegut (Feltrinelli). Finalmente.
“Aphrodite” Pierre Louÿs (Mondadori). “Considerato dalla critica francese il migliore dei romanzi parnassiani, Afrodite colpisce per la licenziosità e la sensualità delle sue scene così come per l’estrema ricercatezza dello stile e la ricchezza delle descrizioni.”
Devo aggiungere altro?


Questo è il trittico delle meraviglie.
“Lezioni spirituali per giovani samurai” Yukio Mishima (Feltrinelli). Mishima fremeva di essere comprato. Fremeva. So che già che lo adorerò. Ha spaziato nei generi e negli stili della lettura moderna e giapponese, se non fosse anche che si tratta di uno di quegli uomini che ti fanno effettivamente riflettere.
“La foresta in fiore” Yukio Mishima (Feltrinelli). Cinque dei suoi racconti giovanili.
“Pianto di sirena e altri racconti” Jun’ichirō Tanizaki. Cominciamo dalla giapponesità della cosa, dalla copertina, dal fatto che parla della bellezza e della sua crudeltà o da altro? Non so, ditemi voi.

“Io sono un gatto” Natsume Sōseki (BEAT). Sarebbe stato più indicato insieme al gruppo precedente forse, ma questo libro è così invitante solo dal titolo oltre che dal fatto che sia giapponese. Praticamente parla di un gatto tuttologo. Mi ricorda qualcuno (e forse l’ha ricordato anche al mio ragazzo).
“Consigli a un aspirante scrittore” Virgina Woolf (Bur). Deve essere carinissimo. Io della Woolf ho letto solo “La Signora Dalloway” che, momento impopolarità, non mi è piaciuto molto a dir la verità.
“La collina dei conigli” Richard Adams (Bur). Questa edizione fighissima.
“The Raven Boys” Maggie Stiefvater (Rizzoli). Questo è quello che mi sono fatta comprare con il cash di un parente. Scusate eh, ma il cartaceo lo volevo.

Queste sono tre cose fighissime e bellissime. Non contiamo quante volte ho detto bello/bellissimo, perché potrebbe risultare irritante.
“The complete Peanuts Vol. 2 1953/1954” Charles Schulz (Panini Comics). Questo mi è stato preso con amore al Lucca Comics e il vero problema sarà trovare gli altri numeri, vista la politica di pubblicazione della Panini.
“Star Wars. Il codice Sith” (De Agostini). Scusate eh, come non regalarmi il codice Sith. Questo librino è semplicemente esaltante. I documenti perduti e recuperati (con tanto di illustrazioni, note a margine) dell’ideologia Sith.
“Alice’s Adventures in Wonderland: A Pop-up adaptation” Robert Sabuda (Little Simon). Questo mi ha fatto urlare. Dalla contentezza e dalla bellezza. Vi prego, procuratevelo. Ho deciso che inizerò una collezione di pop-up e una collezione di edizioni fighe di Alice. Comunque, così vi posso convincere?


Direi che abbiamo finito. Spero di avervi offerto qualche nuova lettura e di aver mascherato almeno un po’ della mia esaltazione. Voi cosa avete ricevuto? Su, che devo ri rimpolpare la mia wishlist. 

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