Consigli e suggerimenti #1 "Come leggere uno scrittore" di John Freeman, ovvero, partiamo dall’inizio.

Quest’estate mi sono avvicinata piacevolmente a questo volume “Come leggere uno scrittore” di John Freeman edito da Codice Edizioni, con tante aspettative e molto scetticismo. Lo so, non è fiction, quindi, perché crearsi tante aspettative? Perché sulla copertina ci sono in bella mostra alcuni nomi che mi hanno piacevolmente, anzi, diciamo la verità, prontamente e immediatamente, fatto drizzare le orecchie e provocato l’impulso distruttivo (distruttivo per le mie finanze) di comprarlo. Primo tra tutti il nome di Murakami. Poi ho letto anche Wallace. Poi ho letto Eggers. A quel punto avevo già comprato il libro in realtà. In pratica cinquanta interviste dei più grandi e noti scrittori contemporanei. Uno di quei momenti in cui uno neanche si sente in colpa.
Il punto è questo, volevo risposte, interviste piene di curiosità di emozionanti aneddoti. Ma temevo una qualche banalità, un intervista dove si dice ciò che si sa, una pubblicità, ottima, ma insulsa, per chi vuole risposte.




Ebbene, se sono qui a consigliarvelo vuol dire che le aspettative sono state esaudite e il mio atto impulsivo ricompensato (anche se ne ha causati tanti altri, ma andiamo con ordine).
John Freeman ci fa subito capire che di pubblicità e ovvietà spicciole ce ne saranno ben poche grazie a un’introduzione davvero deliziosa, un accorgimento che porta a inserire anche sé stesso nella lunga sfilza di autori che andremo a leggere. Una confessione spudorata da lettore, che presto diventa scrittore/intervistatore.

Passiamo agli autori. Vi posso annoverare tra le mie interviste preferite quella di Eggers con ottomilanovecentotrenta impegni ma brillantissimo, o Siri Hustvedt e Paul Auster “Facciamo una vita molto tranquilla”, o DeLillo che “Poi scompare in un modo così convincente che quando arrivo a casa mi aspetto che il nastro sia vuoto”. Ma sicuramente uno dei più micidiali è stato Ishiguro, e qui non commento, voglio sapere la vostra, quando avrete letto cosa ne pensa dello stendere la marmellata.

È una parata di aneddoti, conclusioni, storie. Perché definire interviste gli incontri di Freeman sarebbe togliere una parte del suo lavoro. Io le definirei appunto storie. Non a caso prima di ogni autore troverete un suo ritratto da parte di W. H. Chong. Manca il tipico susseguirsi di una domanda e risposta, e magari quelle risposte neanche ci sono spiattellate in bella vista, ci sono intrecci e vivide rappresentazioni della persona, dell’autore, la situazione esula quindi completamente da un mero botta e risposta, tranne in alcuni casi, volto a ottenere solo alcune cose. L’intento di Freeman è quello di fornire “l’impressione” passatemi il termine artistico.
E qui ritorniamo all’introduzione di Freeman dove racconta del suo incontro con il suo scrittore preferito, Updike, di come sia sottile il limite tra lo scrittore e il libro, tra l’autore e il lettore, tra la domanda e la risposta. Se accetterete questo mio consiglio vi renderete conto che “quando un lettore si rivolge a uno scrittore, o a un suo libro, per ottenere le soluzioni ai propri problemi, finisce per violare la privacy di entrambi”.
Legare e annodare uno scrittore alle sue opere non è azione necessaria né richiesta da alcuno. Il lettore si lascia trascinare, come forse mi sono lasciata trascinare anche io cercando alcune risposte, che a pensarci bene riguardavano più l’universo letterario che la figura umana che mano nella mano vi ci trascina dentro. 
L’errore è semplice e frequente e ci si aspetta risposte di gran classe e soluzioni ai misteri di un’opera, rivelazioni su un’idea, quando in realtà spesso basta un momento per inquadrare qualcuno che è ciò che davvero deve catturare il nostro occhio in quel momento.

Di noia in questo libro non ce n’è, magari sarete un po’ delusi quando di un autore che vi fa impazzire troverete poche paginette, ma riconoscerete che anche quelle sono ricche abbastanza da lasciarvi in bocca il sapore di saperne qualcosa in più, un sorrisino soddisfatto e compiacente.
Oltre che a riflettere sulla figura dell’autore, e sugli autori stessi, giustamente, questo libro vi aiuterà anche a farvi strada tra le meraviglie della narrativa contemporanea, un museo dove sorseggi un bel caffè, una galleria di arte moderna piena zeppa di novità, rimandi al passato, meraviglia. Io, lo ammetto, mi sono soffermata su autori che spesso ho semplicemente snobbato e ho scoperto romanzi che sì, voglio assolutamente leggere.
Insomma, esercizio per la mente, ovvero, riflettete bene sulla privacy e sulla figura di chi crea, ed esercizio per creare wishlist belle lunghe, che vi porteranno a passeggiate magari anche ben più ponderate in libreria. 

Insomma, vi alletta l’idea? Quali autori siete curiosi di scoprire?

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